Nel luglio 1845 Henry Thoreau, a ventotto anni, lascia la sua città natale e va a vivere sulle rive del lago Walden, in una capanna da lui stesso costruita, e vi rimane oltre due anni. Nella quiete dei boschi coltiva il suo orto, legge, osserva gli animali, passeggia nella natura o fino a qualche villaggio vicino, scrive, fa piccoli lavori in casa, nuota. Thoreau vuole “marciare al suono di un tamburo diverso” e cerca la libertà immergendosi nei ritmi della natura. Testo seminale della consapevolezza ambientalista e caposaldo della controcultura americana, Walden è il resoconto autobiografico di questo esperimento di vita solitaria, la cronaca quotidiana di un ritorno alla semplicità, una dichiarazione d’indipendenza dalla pochezza morale di una società dedita all’accumulazione di ricchezza.


2018 RHC, Task 6: Un libro sulla natura

Walden. Vita nei boschi è stato davvero una sfida, il tipo di libro al quale non mi sarei avvicinata mai e poi mai se non fosse stato per la 2018 RHC. Io detesto chi spaccia l’idea che il ritorno alla natura sia la soluzione ai mali del mondo: in primis perché è un’idea semplicistica che non tiene conto della complessità dei problemi; poi perché la natura, di per sé, non è né buona né cattiva, quindi non vedo perché starle più vicino dovrebbe migliorare automaticamente le cose.

Prendiamo uno degli esempi che fa Thourea nel libro: i vestiti, che lungi dall’essere semplicemente un modo per proteggersi dal freddo e coprire le pudenda, sono diventati un modo per rimarcare le differenze di classe e per pavoneggiarsi in società. Quindi propone di mettersi addosso solo vestiti utili e funzionali.

Ora, non è che Thoreau dica qualcosa di sbagliato, ma è molto semplicistica: i vestiti hanno anche una dimensione culturale e sociale. Sono uno dei modi che usiamo per presentarci al mondo, per dire che siamo in un certo modo, o abbiamo un certo ruolo; ci sono luoghi dove si deve andare vestitə in maniera rispettosa (pensiamo ai luoghi di culto), oppure altri dove si può dare libero sfogo alla creatività.

Ovviamente, tutto questo può cambiare ed evolvere, ma dire che tutto questo è solo vanità mi sembra molto riduttivo ed è stato un po’ il leitmotiv del libro. Thoreau dice molto cose interessanti, ma con troppe semplificazioni, oppure affermando a parole che tuttə sono liberə di fare come meglio credono, ma nei fatti lui ha fatto la scelta più giusta.

Se volete leggerlo, armatevi di pazienza: Thoreau farà affermazioni che ve lo faranno sentire molto vicino, per poi irritarvi a morte un momento dopo con qualche uscita da bacchettone della peggior specie. Tenete dure e pensare che per essere del 1854 non è poi così male…

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