La vita, l’Universo e tutto quanto, il terzo volume della saga Guida galattica per gli autostoppisti, si concludeva con il protagonista, Arthur Dent, in possesso del prezioso Messaggio Finale di Dio alle Sue Creature. Ma, avendolo sbadatamente dimenticato, Arthur ricorre a ogni espediente per cercare di ricordarselo. Tutto si rivela inutile: il Messaggio è proprio dimenticato. Addio, e grazie per tutto il pesce, quarto episodio dell’epopea, ci riserva la sorpresa di un’inaspettata ricomparsa. Infatti, dopo otto anni di folle girovagare per lo spazio, Arthur e i suoi compagni tornano sulla Terra, decisi a trovare, oltre al messaggio divino, la risposta a due altri quesiti di primaria importanza: cos’è successo esattamente il giorno in cui è stato demolito il pianeta per lasciare spazio ad una circonvallazione iperspaziale? Perché i delfini sono scomparsi con largo anticipo rispetto all’avvenimento?


Eccomi arrivata al quarto capitolo della Guida galattica per autostoppisti: l’anno scorso avevo iniziato con i primi tre libri, quest’anno l’ho iniziato con gli ultimi due (Praticamente innocuo sta già aspettando la recensione).

E niente, gente, sono qui a rallegrarmi una volta di più per aver deciso di leggere questi romanzi. Questa volta ritorniamo a casa, sulla Terra, ma le avventure che capitano ad Arthur Dent non sono meno strampalate. Peccato per la quasi o totale assenza degli altri personaggi – anche se la presenza di Fenchurch non è da meno.

Poi c’è una spiegazione del nostro attuale stato d’animo nei confronti della politica nei vari stati democratici che dovrebbero consegnare al compimento della maggiore età, insieme alla tessera elettorale (e non guasterebbe che venisse attaccata in ogni cabina elettorale e ricordata negli spot volti a spiegare come, quando e perché ci si reca alle urne).

«Niente di così semplice. Niente di così banale. Sul loro mondo, gli abitanti sono esseri umani come noi. I leader invece sono lucertole. Il popolo odia le lucertole e le lucertole governano il popolo».
«Strano» disse Arthur. «Mi pareva che avessi detto che la loro è una democrazia».
«L’ho detto» disse Ford «perché in effetti è così».
«Allora» disse Arthur, augurandosi di non sembrare troppo idiota «perché il popolo non si libera delle lucertole?»
«Non gli passa neanche per l’anticamera del cervello» disse Ford. «Tutti quanti hanno il diritto di voto, quindi pensano che il governo che hanno eletto sia grosso modo il governo che volevano».
«Intendi dire che di fatto votano per le lucertole?»
«Sì, certo» disse Ford, scrollando le spalle.
«Ma…» disse Arthur, preparandosi di nuovo a fare una domanda importante «perché?»
«Perché se non votassero per una lucertola» disse Ford «potrebbe essere eletta la lucertola sbagliata».

Infine c’è l’Ultimo Messaggio di Dio al Creato, che è tutto un programma e vale veramente l’attesa dal libro precedente, dove Prak ci aveva detto dov’era, per poi morire stizzito perché nessuno aveva capito una mazza…

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