“Il candore di padre Brown” è l’antologia che raccoglie i primi 12 racconti delle avventure dell’umile e goffo prete cattolico della contea inglese dell’Essex. Apparentemente innocuo, padre Brown, che appare per la prima volta sulla scena del giallo poliziesco nel 1910, è dotato invece di uno straordinario acume e di rara intelligenza. Il piccolo prete non sembra, a un primo sguardo, avere la stoffa del grande investigatore. Si presenta infatti vestito di nero, con un cappello a larghe falde, con un ombrello che perde continuamente, “con il viso tondo e inespressivo e gli occhi slavati come il mare del Nord”. Conoscendo però, per sua attitudine ‘professionale’ e per inclinazione personale, i drammi della vita e il genere di uomini pronti a farsi attrarre dal Male, riesce a svelare con la forza della Fede e della Speranza i più oscuri e arditi crimini. Questo personaggio letterario, che fu ispirato allo scrittore da un vero prete, l’irlandese padre O’ Connor, con umiltà e raziocinio osserva ogni dettaglio utile a incastrare il colpevole, spesso spingendolo a consegnarsi alla giustizia. Tra le sue più famose conversioni, la più clamorosa è quella del ladro gentiluomo Flambeau, il quale, abbandonata l’arte del furto per indossare i panni più tranquilli dell’investigatore, diventa grande amico di padre Brown, accompagnandolo in molte delle sue straordinarie avventure.


Le indagini di Padre Brown, protagonista di questi dodici racconti, rientrano tra i classici della letteratura gialla e mi sono comprata l’intera serie (cinque libri) proprio per curiosità nei confronti di questo genere. E questo nonostante il protagonista fosse un prete e non morissi proprio dalla voglia di leggermi decine di pipponi moralisti alla Don Matteo (quelli capaci di far piangere di pentimento anche il serial killer più incallito, avete presente?). Tuttavia, mi si ventilava un confronto tra fede e non fede e questo mi intrigava molto.

Ecco, se vi aspettate qualcosa del genere, scappate da Chesterton e da Padre Brown. Subito. Immediatamente. L’unico confronto che ho letto tra fede e non fede in questo romanzo è stato sul tono di ci sono le persone buone che sono cattoliche e le persone cattive che sono atee o pagane. E tra i pagani rientrano anche i cristiani non cattolici.

Io ci ho provato davvero a essere comprensiva, a rispettare la fede di quest’uomo che si è trasmessa nella sua opera, a contestualizzare il romanzo, ma all’ennesima tirata su quanto sia deprecabile lo stile di vita ateo o pagano, su quanto porti a sguazzare nelle più vili abitudini e su quanto alla fine – quasi inevitabilmente! – porti a efferati delitti, mi sono rotta le ovaie.

Un tipo che scriveva questa roba nel 1910 probabilmente oggi starebbe a manifestare in piazza contro i diritti degli altri (diritti che peraltro non lederebbero i suoi). Quindi Il candore di Padre Brown è ancora un classico? Ha ancora qualcosa da dirci? Be’, non posso pronunciarmi sulla costruzione del mistero, perché non ho letto abbastanza gialli da poter esprimere un giudizio in tal senso, sebbene la divisione del mondo in Persone Cattoliche e Altre, Bene e Male, non è che favorisca proprio una gran complessità.

Di certo non ha niente da dirci in quanto a rispetto delle altrui fedi o non fedi. Sarebbe molto comodo se ci fosse un criterio così semplice per distinguere i/le killer dalle brave persone. Invece, no. Esistono brave persone credenti così come persone credenti stronze. E che ci crediate o meno, lo stesso vale per i non credenti.

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