L’universo è una palla stroboscopica che tengo nel palmo della mano.
Ash Winters, ex giovane promessa della scena letteraria britannica e ora scrittore cronicamente depresso di romanzi pulp, ha rinunciato all’amore, alla speranza, alla felicità e soprattutto a se stesso. Trascorre la vita nell’attesa della successiva ricaduta, tormentato dal fantasma delle aspettative altrui.
Poi, un incontro casuale a una festa di addio al celibato lo getta tra le braccia di Darian Taylor, un aspirante modello dell’Essex che vive in un mondo fatto di gel per capelli, abbronzature artificiali e sfilate. Per sua stessa ammissione, Darian non è certo un campione d’intelligenza, ma sa preparare un eccellente pasticcio di carne e riesce a far ridere Ash, ricordandogli cosa significa travalicare gli opprimenti confini imposti dall’ansia.
Ma Ash vive all’ombra di se stesso da così tanto tempo che non è capace di vedere la luce oltre lo scintillio. Può un uomo che non ha fiducia in se stesso credere nella felicità? E come può un uomo che non crede nella felicità lottare per ottenere la propria?


Credo che questo sia il primo romanzo che leggo pubblicato da Triskell Edizioni. A essere sincera, ho già letto Sbucato dal nulla di Josh Lanyon, ma in lingua originale (Out of the blue), quindi finora non avevo avuto il piacere di “conoscere” questa casa editrice.

Direi che la partenza è stata buona, nonostante lo scetticismo iniziale. Glitterland, infatti, non ha quella che, a parer mio, è una trama intrigante: anzi, sembra il ricettacolo di ogni luogo comune possiate immaginare su un romance. In parte è vero: la storia, infatti, è molto classica nel suo svolgimento e non presenta davvero nessun colpo di scena significativo.

Tuttavia, Alexis Hall ha un asso nella manica e questo asso si chiama A.A. Winters, per gli amici Ash. È uno dei protagonisti della storia ed è uno stronzo egoista. Senza eufemismi. Nel corso del romanzo fa delle bastardate per le quali la maggior parte di noi l’avrebbe mandato a spendere già da tempo.

La sua comoda scusa (benché ne sia più o meno consapevole) è di essere un bipolare maniaco depressivo di tipo uno con disturbi d’ansia. Ora io non ho idea dell’accuratezza con la quale sia stata rappresentata la malattia nel rendere questo personaggio – anche sospetto che ci sia più cliché di quanto non appaia ai miei occhi inesperti – ma il risultato è godibile, anche perché quella di Ash è la voce narrante e alcune sue uscite sono davvero esilaranti. Certo, per diverse pagine è anche un personaggio sgradevole, ma chi dice di voler sempre il protagonista perfettino?

Anche il coprotagonista, Darian Taylor, non è quello che si può definire la perfezione: è sì un bel ragazzo che fa il modello, ma, per sua stessa ammissione, non è quello che si definisce un cervellone. L’accoppiata modello e scarsa intelligenza non è forse delle più felici, ma nel romanzo non ho avvertito la presenza di pregiudizio: Darian non è poco intelligente perché fa il modello, ma indipendentemente da questo. Well done, Hall, altrimenti mi avresti fatto saltare la mosca al naso!

Quello che non mi è andato giù di Darian, invece, è che, nonostante sia un personaggio tutto sommato carino e divertente, sia troppo monodimensionale. Accanto a Niall, amico di Ash, per esempio, sfigura alla grande. Anche nel suo rapporto con Ash stesso, sebbene susciti la nostra simpatia il suo vedere la persona oltre la malattia, sembra privo di sostanza. Alla fine vien da chiedersi: ma perché Darian sta con Ash? La risposta si fa attendere un po’ troppo perché il romanzo possa andare oltre le tre stelle.

3 stars smaller

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