La traduzione di Beowulf, un poema epico tra i più noti della tradizione anglosassone, è stata uno dei primi lavori effettuati da Tolkien, e una delle fonti originarie della sua intera produzione letteraria. Traducendo in prosa il celebre ciclo poetico, Tolkien ci pone di fronte a un giovane eroe dalla forza sovraumana che affronta mostri spaventosi, un drago che sputa fiamme e custodisce un antico tesoro, e intrighi di potere degni dei drammi shakespeariani. Beowulf è un gioiello rimasto a lungo inedito e presentato oggi ai lettori da Christopher, il figlio dell’autore, corredato da un ricco apparato di note e commenti e accompagnato dal Racconto meraviglioso, in cui le vicende dell’eroe seguono la forma e lo stile di un racconto folclorico in antico inglese. In questa edizione troveremo inoltre i commenti dello stesso Tolkien grazie a una selezione accurata delle conferenze che il professore tenne sul tema a Oxford, negli anni Trenta. Ma attenzione: Beowulf non è soltanto una “storia di draghi” o il racconto di una caccia al tesoro: è la porta che immette in un tempo antico, sinistro e reale, un’età pagana che si apparenta ai miti di formazione delle prime leggende dell’umanità, là dove l’immaginazione crea vorticose realtà poetiche, specchio del nostro essere di sempre, ieri, oggi e forse domani.


È da un bel po’ che volevo leggere Beowulf, almeno da quando l’ho studiato al liceo. Non so perché, ma lo scontro tra Beowulf e Grendel mi è rimasto impresso e mi ha acceso il desiderio di leggere l’intero poema.

Quindi, quando è uscita questa edizione tradotta e commentata da Tolkien, ho capito che era venuto il momento di togliersi questo sfizio (soprattutto dopo averla reperita nell’usato a metà prezzo).

Ad essere sincera, quando ho visto che la traduzione era in prosa, sono rimasta un po’ perplessa: di solito cerco di evitarle, ma, dopo aver letto questa, sono propensa a rivedere la mia posizione intransigente. Infatti, nonostante il verso sia stato soppresso, nella traduzione rimane una certa musicalità e, sorprendentemente per me, non ho sentito la mancanza della metrica.

Per quanto riguarda, poi, la qualità della traduzione, non so che dire, se non che molti studiosi sono scettici, ritenendola poco ortodossa. Da semplice lettrice posso dire di averla trovata gradevole e molto attenta a rispettare il valore narrativo del poema. Voglio dire, ho avuto l’impressione che Tolkien, oltre a fare una buona traduzione, si sia preoccupato anche di renderla godibile al lettore, di dargli una bella storia da leggere, com’era nel suo stile.

Parlando poi del commento, be’, direi che è la gioia del lettore che poco o nulla sa del Beowulf. È il commento che il lettore curioso di scoprire nuovi mondi e culture sogna di trovare in ogni testo che richieda un simile supporto. Posso assicurarvi che non ha niente di autoreferenziale, ovvero di quei commenti volti unicamente a farci sapere quanto è intelligente e colto il curatore dell’opera.

Il commento di Tolkien, grazie anche al lavoro di suo figlio Christopher, è chiarificatore di un poema che fa riferimento a un mondo così lontano dal nostro da rendere necessaria una buona spiegazione per renderlo comprensibile al lettore di oggi. Sono, quindi, rimasta molto soddisfatta da questa lettura e mi sento di consigliare questa edizione a chiunque abbia voglia di avvicinarsi a quest’opera.

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