In una notte invernale un viaggiatore si ferma nella piccola stazione ferroviaria di una cittadina di provincia, in un paese imprecisato. In mano ha una valigia dal contenuto misterioso che deve consegnare a una persona che non ha mai visto. Fin dalle prime pagine il romanzo di Calvino cattura l’attenzione del lettore trascinandolo in una avventura, anzi in dieci avventure completamente diverse. Un libro composto da dieci romanzi a incastro.


Se una notte d’inverno un viaggiatore è forse uno dei romanzi più strani che abbia letto nella mia vita. Comincia come una sorta di “storia di un Lettore alle prese con un libro che vuole leggere” nella quale ci possiamo immedesimare facilmente. È sorprendente leggere dell’universalità del comportamento del lettore di fronte alle possibile letture!

Dopo questa introduzione, sembra che il romanzo vero e proprio abbia inizio. Dico “sembra” perché, dopo appena un capitolo, il Lettore scopre che nella sua copia di Se una notte d’inverno un viaggiatore viene ripetuto sempre lo stesso capitolo a causa di un errore di impaginazione.

Ha così inizio un giallo metaletterario che ci farà leggere i primi capitoli di dieci romanzi diversi, racchiusi da una cornice nella quale si muovono il nostro Lettore e una Lettrice incontrata sulla strada verso la risoluzione di questo mistero letterario.

Dopo un iniziale sconcerto, non si può che appassionarsi al gioco, non troppo giocoso, che Calvino ha saputo costruire (e un po’ ce l’abbiamo con lui per aver iniziato dieci storie senza farci sapere come andranno a finire). Si tratta di un vero e proprio sfoggio di abilità letteraria, nel quale l’autore ci racconta storie contenute in romanzi, storie di romanzi, storie di come sono fatti i romanzi. Tutto si mescola e si amalgama, tanto che ci chiediamo: dove andrà a parare?

Andrà a finire con una domanda inespressa, una domanda che il lettore sentirà di doversi fare: ma la vera storia – quella importante, quella che ti resterà dentro – qual è? Quella letta o quella del Lettore? Di primo acchito verrebbe da dire quella del Lettore. Ma se il Lettore non avesse letto non ci sarebbe stata neanche la sua storia – o, perlomeno, questa avrebbe preso vie diverse, forse meno piacevoli.

Quindi?

Quindi penso che Calvino abbia voluto dirci: leggete perché è uno dei piaceri della vita, ma non dimenticate di vivere per leggere. Perché leggere, altrimenti? Per conoscere il mondo, la realtà che ci circonda? Ma se non arriviamo a conoscerla nemmeno in prima persona! Figuriamoci attraverso un altro punto di vista, miope come il nostro.

Si legge per aprire la mente e tenerla aperta: al dubbio, all’incertezza, alle possibilità. Si legge per non aver paura di non avere certezze. Si legge poi per condividere ciò che si è letto: ed è qui che inizia la storia del Lettore e della Lettrice.

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