Cinquecento chicche che esplorano, grazie a giochi di parole, fatti, personaggi e situazioni per raccontare circostanze paradossali, inspiegabili coincidenze, incongruenze non previste e gli aspetti più comici, surreali e grotteschi del nostro mondo.


Questo libro mi è stato gentilmente inviato dall’autore.

Questa è la seconda raccolta di battute, o freddure, che dir si voglia, di Alessandro Pagani e la mia opinione al riguardo è più o meno quella su Io mi libro. Ammetto un miglioramento – nessuna battuta mi ha fatto orrore, come mi era accaduto leggendo Io mi libro – ma non sono ancora pienamente soddisfatta.

Continuo ad aspettarmi più coraggio da parte di chi fa umorismo, più voglia di andare oltre le solite battute, che – di nuovo – è il grande difetto di questa raccolta. Un sacco di giochi di parole li avevo già sentiti, fanno parte di quelle battutine che fai non appena l’ambiguità si presenta e che ormai sono un automatismo: fanno ridere solo se ti è presa la ridarella e, se provi a riraccontarle, ottieni sguardi basiti di fronte alla loro presunta simpatia. Tolta la situazione, insomma, rimangono battute vuote.

Molte delle 500 chicche di riso sono così: non tutte – alcune sono davvero carine – ma abbastanza da darmi la consapevolezza che non è il tipo di libro che comprerei. Potrei prenderlo in prestito in biblioteca e portarmelo in vacanza per leggere una chicca o due tra una parola crociata e l’altra, ma in tutta onestà non è il tipo di umorismo che mi fa tanto ridere da volerlo avere nella mia libreria.

Ovviamente quest’ultima è una considerazione del tutto personale: magari voi amate i giochi di parole e siete a caccia di quel tipo di umorismo. In tal caso, fate spazio – non troppo, le 500 chicche di riso si stringono e non sono troppo pretenziose – nella vostra libreria.

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