Koderra, capitale del regno di Nedao, è in rovina, distrutta da un’incursione dei barbari Tehlatt. Re Brandt è morto e così anche la sua regina, ma la principessa Ylia, erede al trono, è sopravvissuta all’assedio. Insieme a otto compagni e guidati dalla saggezza della magica gatta Nisana, la principessa inizia un periglioso viaggio attraverso montagne impervie, terre deserte, regioni misteriose e piene di pericolo, decisa a raggiungere le caverne di Aresada dove si sono rifugiati i profughi di Koderra, che Ylia è decisa a forgiare nuovamente in un popolo. Facendo appello al coraggio dei suoi amici ed ai magici poteri di cui può disporre, anche se ancora assai incerti, la principessa è decisa a condurre a buon fine la sua straordinaria avventura.


Avevo messo questo libro in lista perché ero convinta facesse parte dei grandi classici del fantasy e invece proprio per niente: è uno dei tanti. A volte mi convinco delle cose come se fossi una terrapiattista antivax qualunque…

Comunque, nonostante il granchio preso sulla sua rilevanza, è stata una lettura piacevole e consona ai quaranta maledetti gradi. Il suo difetto più rilevante è stata la prima metà lentissima, durante la quale il gruppo di personaggi scappa attraverso le montagne e non succede pressoché niente se non caccia, pesca, accensioni di fuochi, raccolta di erbe, bagni nei laghi e compagnia bella.

È vero che tutto questo camminare serve a introdurre e costruire i vari personaggi e le loro reciproche relazioni, ma a Emerson non è riuscito benissimo, visto che sono abbastanza stereotipati e di parecchi continuavo a dimenticare i nomi (in particolare, c’è una coppia di gemelli che confondevo sempre, sebbene fossero anche rilevanti nella storia).

Mi è piaciuta molto, invece, l’impostazione blandamente femminista del romanzo, che va oltre il solito principessa forte che spacca culi. Emerson mette in luce tramite Ylia tutta una serie di dinamiche tossiche di potere tipiche del patriarcato senza bisogno di fare grandi discorsi, per rendere certe critiche digeribili a qualunque tipo di pubblico. Visto che ultimamente spopolano le eroine sarebbe bello vedere più impegno su questo fronte da parte di chi scrive.