Nell’alta società di Londra si mormora che sia più bello di Dorian Gray e più cinico di suo zio, Lord Henry Wotton. E, in effetti, Sebastian Fane, conte di Darlington, potrebbe dare lezioni di dissolutezza a chiunque.
Durante la sua vita è sempre stato abituato a prendere ciò che vuole: infrange cuori maschili e femminili senza scrupolo alcuno, consumando le passioni con la medesima noncuranza che riserva alle sue sigarette. Ma il corso del suo destino è destinato a mutare quando, in una sordida taverna di Whitechapel, si troverà a incrociare le armi per difendere un giovane sconosciuto.
Raven Armitage è bello e sfuggente, con un accento francese e una voce melodiosa che rendono impossibile non cedere alle sue incantevoli menzogne. Per la prima volta nell’esistenza di Sebastian, sarà qualcun altro a imporre le regole del gioco, accendendo in lui una passione che minaccia di travolgerlo senza possibilità di scampo.
Nella Londra di fine Ottocento, divisa tra la tradizione della nobiltà e l’avvento del futuro, ha così inizio un’indagine pericolosa, una caccia all’uomo tra il lusso delle sale da ballo e lo squallore delle fumerie d’oppio, una lotta senza quartiere contro un nemico che si nutre della magia più oscura e che schiera ai suoi ordini un esercito di morti per arrivare a insidiare anche la vita di Sua Maestà la Regina…


Sarà che dopo aver letto L’Ordine della spada da Virginia De Winter mi aspettavo solo ciofeche; sarà che il caldo mi rincoglionisce; sarà che mi seccava aver buttato gli ennesimi euro (in realtà nemmeno due, 1,93€) nell’ennesimo autopubblicato orribile, ma Oscure gioie non mi è parso così tremendo.

È vero che quel riferimento a Dorian Gray mette i brividi, ma nel romanzo viene citato giusto una manciata di volte ed è facile ignorare che De Winter abbia banalizzato un classico come Il ritratto di Dorian Gray. Inoltre, non si fa che parlare della depravazione di Sebastian, uno dei protagonisti, ma a me è parso solo uno che si gode la vita – oppure ho degli standard di depravazione decisamente più alti, chissà.

Comunque, Oscure gioie (che adesso si chiama Il cammeo di ossidiana qualora lo voleste acquistare) mi ha intrattenuto: mi sono affezionata a Sebastian e Raven e a tutti i personaggi che girano loro intorno e la storia mi ha preso abbastanza da voler sapere come sarebbe andata a finire. Se siete dispostə a non farvi troppe domande, potrebbe essere un buon libro da portare in spiaggia.