Buon lunedì, prodi seguaci!☀️

Inizio questa settimana che si preannuncia di caldo infernale (😭😭😭) con una citazione da La Saga dei Völsunghi, la storia della leggendaria famiglia dei Völsunghi, della quale conoscerete sicuramente Sigurðr, il Sigfrido de I Nibelunghi. Ci vuole un po’ di epicità per affrontare questo caldo…

Quando il combattimento durava già da un po’ tempo venne nella battaglia un uomo con un ampio copricapo e una cappa blu. Aveva un solo occhio e una lancia in mano. Quest’uomo avanzò verso Sigmundr e gli brandì la lancia dinnanzi. E quando re Sigmundr tirò un forte fendente, la spada gli si scontrò con la lancia e si spezzò in due parti.

Da allora il massacro cambiò verso, la fortuna del re Sigmundr scomparve e molti delle sue truppe caddero davanti a lui. Il re non cercava di proteggersi, e continuava a incitare con forza il suo esercito. Ma, come si dice, nessuno può resistere contro una moltitudine. In questa battaglia caddero il re Sigmundr e il re Eylimi, suo suocero, in testa al loro battaglione, e insieme a loro la maggior parte dei loro uomini.

«Ho lavorato tanto per arrivare a questa vendetta» – dice il primo dei grandi personaggi femminili della Saga dei Volsunghi (1260-1270 ca.), Signy, la Siglinde di Wagner – «che a nessuna condizione la vita sarà per me più vivibile». In questa storia d’oro e di sangue si dispiegano smodate possibilità e smisurate frustrazioni, si confrontano figure indimenticabili: Sigurdr-Sigfrido, eroica e straordinaria armatura vuota, trasognato esecutore di ordini altrui, Brynhildr-Brunilde, compendio disarmonico di tutte le idee femminili che si è fatto l’Occidente, Bella Addormentata, Principessa nella Torre, Bisbetica Domata, Vergine Mortifera. L’anonimo autore della saga, con un accanimento prosaico senza pari e insieme con magnifiche riprese visive e sonore – l’inquietante luccicare delle spade, il cielo sempre oscurato, trasvolato da Valchirie, il continuo ululare dei lupi, le bevande tutte torbide, affatturate… – riesce a proporre un’interpretazione ferrea, stranamente razionale e laica, corale e desolata, della più eroica e della più meravigliosa delle leggende germaniche.