Anno 2410. La missione a cui l’avevano assegnata, ai margini del sistema solare, era semplice routine: in veste di capitano dell’organizzazione militare Ultima Speranza Umana aveva affrontato situazioni peggiori. O, almeno, così credeva.
Aya è una donna come tante altre, con un ingombrante passato alle spalle, tante domande e poche risposte. Assuefatta alla decadenza della società in cui vive, i giorni trascorrono monotoni alla ricerca di una nuova speranza per l’umanità, che ha pagato a caro prezzo la vittoria contro gli invasori di Andromeda.​ Ma una serie di eventi imprevedibili stravolge la sua esistenza per sempre, intrecciando il suo destino con quello di una giovane mai-nata, reietta della società, un poliziotto corrotto e un misterioso principe di un mondo molto lontano. Tra vecchie e nuove conoscenze, Aya scopre quale oscuro segreto si cela nel suo passato.​ Riuscirà a impedire che il suo retaggio porti l’umanità all’estinzione?

Questo libro mi è stato gentilmente inviato dall’autore

Eredità è un’opera prima e manifesta molti dei difetti che caratterizzano le opere prime: per esempio, una cattiva gestione delle descrizioni (se un personaggio si sveglia nella sua stanza, è quasi sempre irrealistico che si metta a descriverla; meglio farlo fare a un personaggio che in quella stanza non c’è mai stato prima), oppure la mancanza di coerenza nelle reazioni agli eventi (davvero dopo che ti è accaduto l’impossibile non ci pensi per duecento pagine? Irrealistico).

Per fortuna, però, ci sono anche molti elementi interessanti. Per esempio, la protagonista, Aya, è una donna che lavora nelle forze armate ed è muscolosa. Banale? Non proprio, visto che un sacco di protagoniste incontrate nel corso del tempo nelle mie letture e dai mestieri simili sembrano essere delle modelle di Victoria’s Secret che si dilettano con le pistole. Ho apprezzato molto il realismo e il fatto che Aya faccia lavorare i muscoli.

Un altro aspetto che ha fatto guadagnare punti a Eredità è stato il modo in cui si parla di disabilità e/o malattie croniche (chiamiamole così). Mi è piaciuta che passasse l’idea che sono qualcosa che può capitare nella vita, ma che non sono la fine del mondo. Il tutto senza bisogno di grandi discorsi motivazionali, ma semplicemente mostrando personaggi che continuano a vivere la loro vita (e a lottare perché continui a essere così).

Tutto sommato, quindi, si è trattato di una lettura piacevole – la storia scorre, speri che tuttə si salvino e la descrizione dell’antinferno è davvero figa – ma ci sono due difetti che mi ha infastidito a morte trovare in un romanzo attento alla diversità e alle minoranze. Il primo riguarda lo sviluppo della relazione di Aya con il suo interesse amoroso. Pur parlando di due donne, ho trovato che le dinamiche tra di loro fossero molto eteronormate. So che è difficile perché sono modelli relazionali che abbiamo interiorizzato tuttə, ma sarebbe bello veder scardinate certe dinamiche quando si parla di una coppia lesbica.

L’altro difetto che mi ha profondamente infastidito è stata la descrizione delle scene di violenza dove è presente anche quella sessuale (piccolo appunto: non leggete questo libro se siete persone molto impressionabili). Ognuna di quelle scene sembra uscita dalla mente di una di quelle persone che trovano eccitanti quei porno ambientati nello spazio, con alieni pieni di tentacoli. Il risultato è un disagio immenso: è come se, mentre leggevo, mi fossi trovata accanto a un tizio che, invece di inorridire, mi avesse fatto l’occhiolino, dato di gomito e detto: «Eccitante, eh?». Una roba terrificante che sembra ignorare che la violenza sessuale è una faccenda di potere piuttosto che di eccitazione.

In conclusione, Eredità è un romanzo che ha delle carenze importanti, ma che potrebbe diventare il primo libro di una trilogia interessante con dell’impegno da parte dell’autore: le idee ci sono, bisogna “solo” esprimerle meglio.

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