Buon lunedì, prodi seguaci!🌈

Questo post doveva uscire venerdì per la giornata mondiale contro l’omobitransfobia, ma sto avendo problemi con la connessione Internet, quindi non sono riuscita a pubblicarlo in tempo. Però ci tenevo, quindi ve lo propongo oggi…

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Ieri tra i tanti articoli che circolano per l’IDAHOBIT (il comodo acronimo inglese per International Day Against Homophobia, Biphobia and Transphobia), sono rimasta colpita dall’ennesimo articolo sulle proteste nel Regno Unito per l’introduzione di lezioni di educazione sessuo-affettiva comprendenti anche l’uguaglianza delle persone LGBTQIA+.

Prevedibilmente, queste proteste sono state scatenate da genitori particolarmente religiosi (perché non sono sorpresa?), preoccupati che lə propriə figliə vengano “omosessualizzatə” e blablabla. Prevedibili come la diarrea dopo l’ingestione di un chilo di prugne secche.

Fonte: BBC

Un cartello, in particolare, ha suscitato la mia attenzione ed è quello tenuto da una donna e che recita: My child, my choice.

A parte il riferimento allo slogan My body, my choice che fa molto campagna per i diritti umani (anche questo tipico dellə novellə reazionarə, scimmiottano slogan progressisti, perché anche loro capiscono che Bruciamo la gente LGBTQIA+ suona male), lo trovo un messaggio agghiacciante.

Lə bambinə non sono cose, oggetti dei quali ogni genitore è libero di disporre come meglio crede. Stiamo parlando di persone, ancorché piccole, giovani e inesperte del mondo. Il compito di un genitore non è quello di crescere delle copie carbone di sé, ma di provvedere alla crescita e alla formazione di un altro essere umano. Certamente questa educazione sarà fortemente influenzata dalla forma mentis del genitore ed è qui che entra in gioco la scuola.

La scuola dovrebbe essere il luogo protetto nel quale imparare quanto è vario e vasto il mondo là fuori e a come relazionarsi in modo positivo con questa varietà e vastità. Se tu genitore hai il diritto di crescere tuə figliə nel modo in cui ritieni più giusto, tuə figliə ha il diritto di mandarti a fare in culo perché a scuola ha scoperto di meglio.

Ed è questo, secondo me, il problema: i genitori pensano ancora di essere i padroni dellə propriə figliə e non accettano di rinunciare a questo potere, che, come tutti i poteri, crea assuefazione e disinteresse per le specifiche esigenze delle persone. L’unica cosa importante diventa la conservazione dello status quo: poco importa se questo passa come un rullo compressore sul benessere dellə propriə figliə.

Io spero che il mondo della scuola e della politica tenga duro e non accetti di ritirare o rendere facoltativa la partecipazione all’educazione sessuo-affettiva: è quello che vorrei vedere dovunque, un fronte compatto di persone civili contro questi gruppuscoli estremisti che vorrebbero decidere delle vite altrui senza saperne niente.

Fonte: BuzzFeed
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