When Ahmare’s brother is abducted, there is nothing she won’t do to get him back safely. She is unprepared, however, for the lengths she will have to go to save his life. Paired with a dangerous but enticing prisoner, she embarks on an odyssey into another world.
Duran, betrayed by his father, imprisoned in a dungeon for decades, has survived only because of his thirst for vengeance. He has been biding his time to escape and is shocked to find an unlikely and temporary freedom in the form of a determined young female.
Battling against deadly forces and facing unforeseen peril, the pair are in a race to save Ahmare’s brother. As time runs out, and the unthinkable looms, even true love may not be enough to carry them through.


Adesso che sono tranquilla sul fatto che non abbiamo perso definitivamente Notre-Dame posso sedermi e scrivere questa recensione, che nei miei progetti doveva uscire ieri, ma poi ho passato la serata ad aggiornare in modo ossessivo il profilo Twitter di AFP. Che serataccia…

Comunque, Prisoner of Night è stato un bell’antipastino prima di leggere The Savior, il diciassettesimo libro della serie. Son tanti e ancora riesce ad appassionarmi: è un fatto che non smetterà mai di stupirmi (oltre al fatto che la Rizzoli sta continuando a pubblicarla anche in italiano, quando solitamente le CE nostrane mollano dopo qualche libro… anche se non credo che le storie brevi siano arrivate in Italia – correggetemi se sbaglio – come da prassi, sembra che vengano considerate trascurabili).

Comunque, adesso la inizio davvero questa recensione. Allora, Prisoner of Night, oltre a raccontarci della nascita dell’amore tra Ahmare e Duran, parla di una setta segreta e illegale nel mondo vampiro, ma che è riuscita a sopravvivere e a mietere parecchie vittime. Ho adorato il modo in cui Ward ha descritto la setta: ə fedeli trattatə in maniera disumana, mentre il leader spirituale ne sfrutta la fede e, prima ancora, la disperazione di essere in qualche modo persə nel mondo. È bello veder ribadita la pericolosità delle sette e l’assoluta malafede di chi le guida.

Un altro elemento che ho apprezzato tanto è stata la rappresentazione della pochezza dell’uomo forte al comando. Adesso vanno tanto di moda, riscuotono successo un po’ ovunque ed è rassicurante vedere che almeno nella letteratura ci si ricorda di quanto siano inutilmente crudeli e vigliacchi oltre l’imbarazzante. Chalen sembra tenere nelle sue mani le vite di chiunque tanto pare sconfinato il suo potere: ma tutto quel potere poggia sulla paura, che non è il tipo di fondamenta sul quale puoi costruire qualcosa di solido. Basta un niente e – puff! – il potere non c’è più, è passato di mano.

People should be affected by death, especially if they’re responsible, no matter the reasons, no matter the justifications.

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