Buon mercoledì e buon #MuslimWomensDay, prodi seguaci!✊

Ebbene sì, quest’anno si celebra per la terza volta questa giornata, ancora poco conosciuta, soprattutto dalle nostri parti, ma ci tenevo visto che il mio culo pigro non mi ha fatto postare niente per l’8 marzo e in reazione all’odio che colpisce le persone musulmane.

Il #MuslimWomensDay è nato tre anni fa grazie all’iniziativa di Amani Al-Khatahtbeh, la caporedattrice del sito Muslim Girls, e ha come obiettivo quello di celebrare le donne musulmane e far sentire le loro voci, visto che spesso vengono mal rappresentate a suon di stereotipi.

Come dice Al-Khatahbeh in questa intervista, «ogni donna ha una voce, ma alcune sono messe sistematicamente a tacere più di altre», quindi oggi, nel mio piccolo, vi consiglio un’autrice per iniziare ad ascoltare (e a leggere, perché qui sempre ai libri si va a finire).

Mi riferisco a Mona Eltahawy, che, se mi seguite su Twitter, probabilmente mi avrete visto ritwittare qualche volta. Mona Eltahawy è una giornalista americana di origini egiziane il cui attivismo può essere brevemente riassunto con Fuck the patriarchy.

Due informazioni, giusto per farvi capire quanto è d’ispirazione questa donna. Nel 2011 fu arrestata Al Cairo mentre partecipava alle proteste di Piazza Tahrir: le ruppero il braccio sinistro e la mano destra, la interrogarono 12 ore, negandole l’assistenza medica di cui aveva evidentemente bisogno, molestandola e minacciando di stuprarla.

La sua reazione? Si è tatuata entrambe le braccia per rivendicare il proprio corpo. Su uno c’è via Mohamed Mahmoud, dov’è stata attaccata durante le proteste, sull’altro Sekhmet, la dea egiziana della vendetta e del sesso.

Il tutto senza dimenticarsi mai di essere una donna privilegiata: essendo una giornalista conosciuta ed essendo riuscita a twittare di essere stata arrestata, ci sono state forte pressioni perché fosse rilasciata. Se fosse stata un’operaia egiziana? Probabilmente non sarebbe mai uscita, sarebbe morta, sarebbe stata violentata davvero, come è accaduto a molte altre donne.

Nel febbraio 2018, una donna pakistana, Sabica Khan, scrisse su Facebook dell’abuso sessuale che aveva subito durante l’Hajj, il pellegrinaggio che le persone musulmane sono tenute a fare almeno una volta nella vita: il post fu cancellato, ma molte musulmane avevano ormai iniziato a parlare di esperienze simili. Eltahawy prese la palla al balzo, raccontando della sua stessa esperienza e lanciando l’hashtag #MosqueMeToo, sulla falsariga del #MeToo.

(Poco dopo ha lanciato anche #IBeatMyAssaulter perché, se toccate il suo corpo senza il suo consenso, she will break your fucking hand)

Questa lunga introduzione per dirvi che Mona Eltahawy ha scritto un libro, tradotto anche in italiano e ancora in catalogo (oggi siamo davvero fortunatə), che si intitola Perché ci odiano (in inglese Headscarves and Hymens, i due aspetti ai quali vengono solitamente ridotte le donne musulmane: a quello che portano in testa e a quello che hanno tra le gambe).

Non l’ho ancora letto (sì, sto predicando bene e razzolando male), ma ho intenzione di farlo a breve perché Eltahawy ha pronto un altro libro, che uscirà a settembre 2019, The Seven Necessary Sins for Women and Girls (che sarebbero: essere arrabbiate, ambiziose, profane, violente, in cerca di attenzioni, lussuriose e potenti),

Per avere un’idea di dove andrà a parare questo libro, vi consiglio di vedere questa intervista del maggio 2018 (per chi mi segue sui social, sì, sempre quella, l’adoro, ve la spammerò fino alla nausea). In effetti, vi consiglio di vederla in ogni caso: ne avete bisogno, anche se non lo sapete. Ogni donna ha bisogno di sentire queste parole.

I say “Be arrogant” because one of the things that were often told is “Oh, you’re so arrogant, who you think you are”. I am who I’ve worked so hard to become. I have earned this arrogance and I am proud of this arrogance.

And I say “Yes, I am attention-seeking” because one of the things we use against women whenever uses against men is “Oh she’s such an attentions-seeker, oh she’s such an attentions whore, oh you got arrested spraying that racist ad in New York, because you just wanted attention” I say “You know what, I did one attention, I am an attention seeker and I don’t apologize”

And then selfish is another thing “Oh you’re so selfish, you don’t want children because you’re selfish, you don’t want to be married cuz you’re selfish” and I say “Okay, you know what, I am selfish”.

So one of the things that I want to convey to young women especially is: take all those things that they use as weapons against women and turn them into your own weapons.

Say: “I am arrogant and I don’t apologize”

“I am attention-seeking, no sorry”

“I am selfish and I owe you nothing”

When you clean all those things for yourself, you create the space for yourself that you have earned and you say “I am here and my existence is resistance and I will not apologize for any of that because this is what I am and you have to handle it”.

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