Buon venerdì, prodi seguaci!

Siamo già a marzo!😱😱😱 Ma contrariamente alle mie aspettative sono riuscita a leggere tutti i libri previsti per la 2019 RHC, quindi sono in pari! Sono la prima a essere basita, ma è successo davvero!😎

Quindi, direi di buttarmi a capofitto nelle task di marzo, la 17 e la 20.

La task 17 prevede di leggere un libro sugli affari e non sapevo che pesci prendere perché tutti quelli suggeriti erano del tipo Come diventare imprenditori di successo, quel tipo di libri a metà strada tra l’esaltazione di chi ce l’ha fatta e la fuffa di consigli di dubbia utilità e originalità. Meh.

Poi mi sono imbattuta in L’impossibile capitalismo verde di Daniel Tanuro e ho deciso che leggerò questo, anche se è più di economia che di business.

Senza mai cedere al catastrofismo, il libro argomenta la drammaticità delle conseguenze dello sconvolgimento climatico, per nulla affrontate dai vertici internazionali, che privilegiano i profitti immediati dei gruppi industriali al futuro stesso dell’umanità.
Di fronte a tale situazione l’autore cerca di rispondere al “rompicapo del secolo”, ovvero come stabilizzare il clima soddisfacendo al contempo il legittimo diritto allo sviluppo di 1,3 miliardi di persone che soffrono la fame e non hanno accesso ad acqua ed energia elettrica. E lo fa con rigore scientifico e sintetizzando gran parte del dibattito dei movimenti ecologisti, dimostrando l’impossibilità di un capitalismo verde, e criticando sia le teorie della decrescita che alcune ambiguità produttiviste del marxismo.

La task 20, invece, stabilisce di leggere un libro scritto in prigione: affidandomi ai consigli del gruppo Goodreads di Book Riot ho deciso di leggere Questa terra dell’uomo di Pramoedya Ananta Toer, primo libro del Buru Quartet.

L’autore è stato in carcere per due anni per il suo ruolo nella rivoluzione indonesiana; poi, dopo il colpo di stato nel 1965, fu accusato di attività antigovernativa e imprigionato senza processo nella colonia penale di Buru, dal 1965 al 1979. In questo periodo presero forma i quattro romanzi del Buru Quartet, che furono effettivamente messi su carta solo successivamente.

Primo romanzo del cosiddetto “Buru Quartet”, “Questa terra dell’uomo” ha una sua genesi particolare: detenuto nel campo di prigionia dell’isola di Buru, con il divieto assoluto di scrivere, Pramoedya Ananta Toer raccontò le sue storie ai compagni di sventura, affidandole alla sola memoria. Quattordici anni più tardi l’intensità di quella voce prese corpo nella forma attuale, conservando nella trascrizione la particolarità di un discorso narrativo fluido e inarrestabile, la dimensione corale che deriva dalla oralità.

Ebbene che ne pesate? Conoscete uno di questi due libri? Fatemi sapere se vi ho incuriosito o cosa ne pensate!

Buon fine settimana!💜