Quando uno dei suoi studenti più islamizzati le contesta il diritto di tenere un corso sul Grande Gatsby – equiparato al Grande Satana –, Azar Nafisi decide di allestire un processo davanti all’intera classe, e di assumere in prima persona il patrocinio del romanzo. Una tecnica certo poco ortodossa, che tuttavia non stupirà più di tanto il lettore di questo sconvolgente racconto autobiografico. Nei due decenni successivi alla rivoluzione di Khomeini, mentre le strade e i campus di Teheran erano teatro di violenze tremende – e qui descritte con la precisione di un testimone partecipe e sgomento –, Azar Nafisi ha infatti dovuto cimentarsi in un’impresa fra le più ardue, e cioè spiegare a ragazzi e ragazze esposti in misura crescente alla catechesi islamica una delle più temibili incarnazioni dell’Occidente: la sua letteratura. Per riuscirci, è stata costretta ad aggirare qualsiasi idea ricevuta e a inventarsi un intero sistema di accostamenti e immagini che suonassero al tempo stesso efficaci per gli studenti e innocue per i loro occhiuti sorveglianti. Il risultato è uno dei più toccanti atti d’amore per la letteratura mai professati – e insieme una magnifica beffa giocata a chiunque cerchi di interdirla.


Voglio iniziare questa recensione ringraziando Azar Nafisi, perché una dichiarazione d’amore così bella nei confronti della letteratura mi ha sciolto il cuore e mi ha ricordato con forza perché leggere è un’esperienza tanto appagante.

Avevo paura che Leggere Lolita a Teheran mi avrebbe annoiato perché non avevo letto gran parte dei libri citati; e invece, da brava insegnante, Nafisi mi ha fatto solo venire voglia di leggere ancora di più. Ammetto però che non vi troverete nessuna novità in tema di interpretazione delle opere, quindi se siete del mestiere è possibile che in alcuni punti vi annoierete.

I momenti che ho preferito sono quelli nei quali si vede il potere della letteratura, la sua capacità di abbattere le barriere, di farci andare laddove da solə avremmo troppa paura ad addentrarci. La letteratura, lasciata libera di esprimersi, non conosce pudori, diktat o manicheismo: quanto di piace – e quanto riesce a metterci a disagio – la sua capacità di farci vedere la complessità del mondo senza bisogno di spiegarla, semplicemente mostrandocela.

Altrimenti perché spaventerebbe così tanto i regimi di tutto il mondo e di tutte le epoche? Ci ricordiamo sempre del potere della letteratura quando ci viene portata via: fino ad allora pare che la lettura sia solo un passatempo da perdigiorno, da gente annoiata che nella vita non fatica abbastanza. E invece la lettura è una di quelle attività che rendono la vita bella, ricca e piacevole: se non ha la considerazione che merita, qualcosa non va. Ne sappiamo qualcosa anche noi…

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