Buon venerdì, prodi seguaci!☔️

Mentre la pioggia imperversa, direi che è il momento ideale di vedere cosa avrà in serbo per me la 2019 Read Harder Challenge per questo mese. Ho appena iniziato il secondo libro delle task di gennaio (To the nines di Janet Evanovich), quindi direi che si parte subito con un bel ritardo!😂 E febbraio non mi aiuterà a smaltirlo (già lo so) perché è troppo corto… ma non di meno, ecco cosa ho scovato per coprire le task 15 e 23!

La task 15 prevede di leggere un libro di mitologia o folklore e la scelta è ricaduta su Fiabe lapponi a cura di Bruno Berni: ha questa deliziosa copertina che fa subito inverno e paesi nordici che trovo molto intonata alla stagione.

L’incanto del «c’era una volta» nelle più remote terre del Nord. In questa antologia di fiabe e leggende rivive il patrimonio di tradizioni, miti e credenze di quella che per lungo tempo è rimasta una minoranza etnica muta e isolata. Un mondo di magie e metamorfosi, di foreste stregate, accampamenti nomadi, cavalcate nella neve in sella alle renne, e grandi laghi attraversati sugli sci, dove la fantasia si combina con la realtà quotidiana e le usanze ancestrali del popolo sami. Un mondo in cui cacciatori e pescatori sfidano gli spiriti della terra in cerca di fortuna, salvano principesse rapite da demoni, affrontano prove per conquistare regni al di là del mare, destreggiandosi tra le profezie delle vecchie Gieddegæš, gli agguati dei giganti e gli inganni di orchi goffi come gli Stallo. Primo volume di una serie dedicata alle fiabe scandinave, Fiabe lapponi attinge direttamente alle prime raccolte scritte nell’Ottocento, quando l’Europa, sulla scia dei fratelli Grimm, riscopriva il valore letterario di questo racconto orale. Una riscoperta che soprattutto per la Lapponia ha rappresentato anche una ricerca delle radici culturali e della propria indipendenza linguistica. Espressione di una saggezza popolare a volte amara, derivata dalle dure lezioni della natura e della Storia, ogni fiaba riserva qualche sorpresa, un crudo colpo di scena, un lieto fine mancato, una severa punizione per l’eroe non avveduto, e lasciando il dovuto spazio ai sogni e al gusto del narrare, racconta l’errare umano attraverso una smaliziata ironia.

La task 23, invece, stabilisce di leggere un libro autopubblicato e qui ho pensato subito a Le avventure del Nibbio Nebbioso e della Gatta di Ghisa di Daniele Gabrieli, comprato nel lontano 2013 e mai letto. È stato finalista al Premio Urania 2013 e, nonostante la copertina piuttosto anonima, mi aspetto un bel romanzo.

Siamo da qualche parte nel futuro.
Santa Meelano è una città grigia, perennemente avvolta dalle nebbie, circondata da una fascia di centri urbani con nomi curiosi come Collonium, Segratown e Vibrodrone.
Meecia è una ragazza di diciassette anni che vive con una zia intrattabile e frequenta uno scalcinato liceo pubblico. Ma è anche la Gatta di Ghisa, agente della Facoltà Fantasma, un gruppo di aspiranti rivoluzionari part time. Il loro nemico numero uno è la CoproTech, una multinazionale che ha interessi in ogni settore, dalle armi batteriologiche ai dentifrici.
Una notte, durante una missione sul campo, Meecia incontra Giona, un tizio che abita in un vagone ferroviario abbandonato e si guadagna da vivere assemblando scatole muggenti. Giona non è un uomo qualunque: è molto meno di un uomo qualunque. Eppure, tra milioni di individui che popolano Santa Meelano e dintorni, la CoproTech sta dando la caccia proprio a lui. Perché? Cosa lo rende tanto speciale, a parte il fatto che non sa allacciarsi le scarpe? E cosa centra il Nibbio Nebbioso, eroe mascherato di una famosa serie tivù?
È l’inizio di un’avventura che coinvolgerà mutanti slavi, rockstar in declino, scienziati pazzi ipocondriaci, dive delle previsioni del tempo, conigli assassini. E cambierà per sempre il volto di Santa Meelano.
Forse.

Che ve ne pare? Conoscevate questi due libri o vi ho incuriosito?

Fatemi sapere nei commenti!

Buon fine settimana!💜

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