Buon lunedì, prodi seguaci!☁️

Spero che abbiate passato una buona Giornata della Memoria, senza farvi venire troppo il fegato cattivo (cosa che sta diventando una missione eroica, lo so).

Io tra le altre cose sono andata avanti con la lettura di Femminismi queer postcoloniali a cura di Paola Bacchetta e Laura Fantone, quindi ve ne lascio un estratto.

Il turismo è connesso sia alla storia coloniale sia alle nuove forme di globalizzazione del tardo capitalismo che hanno espanso i flussi di viaggiatori. Pensiamo solo al traffico umano, specialmente quello internazionale e sessuale di giovani donne emblematico di quanto il viaggio e il turismo sessuale evidenzino le connessioni tra nazionalismo, economia, politica, culture locali e transnazionali. Il dibattito sul traffico umano e il turismo sessuale in Thailandia, Sri Lanka e nei Caraibi, ad esempio, tende a ritrarre le lavoratrici del sesso come vittime oppresse dal patriarcato e dalle economie ‘sottosviluppate’ in cui si trovano a vivere, appiattendole in figure passive e lontane. Come ha già da tempo notato Gayatri Spivak, la “prostituzione del Terzo Mondo”, sia di uomo o donna, adulto o minore, è inscindibile dalla fantasia occidentale del liberare il soggetto oppresso, spesso più interessate a discorsi e alleanze salvifiche che non a pratiche realmente emancipatorie. Ci sono forti analogie con il vecchio progetto coloniale dell’uomo bianco intento a salvare le donne di colore dai loro simili – per poi gettarle nel capitalismo e nel patriarcato occidentale.

Il viaggio si lega anche agli studi sulle migrazioni attuali, che troppo spesso riproducono l’idea di una traiettoria di progresso del migrante, da luoghi di oppressione, verso la libertà.

Le migrazioni sono state studiate da varie discipline, ma è importante esaminare quali barriere si mantengano attive tra discipline diverse. Per esempio, analizzando l’immigrazione negli Stati Uniti dal punto di vista delle politiche di riunificazione familiare, significa dare una lettura discriminatoria che non include quasi mai gay o lesbiche. In passato gli Stati Uniti richiedevano agli immigrati un test dell’HIV ad alcuni soggetti, di fatto perpetrando una forma di omofobia istituzionale. Queste politiche erano strettamente legate alle idee predominanti sull’HIV/AIDS e in risposta a tale emergenza. Il discorso sulla famiglia e sulla sessualità eteronormative è stato profondamente sconvolto dalla circolazione dei discorsi sui virus, le azioni del consumatore, le cure da prestare a questi ‘nuovi’ soggetti sessuali. Le politiche statali, insieme alle aziende farmaceutiche, alle istituzioni bio-mediche hanno reso visibili e temibili alcune culture e pratiche sessuali oggetto di scrutini.

Questo volume propone alcuni importanti contributi di un femminismo transnazionale che dagli anni Novanta cerca di spostare il baricentro delle questioni di genere oltre l’occidente bianco, radicando la propria riflessione e la propria pratica a un contesto postcoloniale. Essi rappresentano un forte e articolato punto di vista critico nei confronti dell’omofobia e dell’islamofobia, nonché del paradigma eteronormativo e nazionalista che si sta diffondendo in varie forme in Europa, negli Stati Uniti e in India. Uno dei tanti elementi che sicuramente li accomuna è il loro approccio analitico, dal quale emerge chiaramente una dimensione di genere della xenofobia e dell’islamofobia, ma anche una argomentata contestazione all’idea che la tolleranza progressista per le minoranze sessuali vada sempre di pari passo con la condanna dell’Islam come alterità puramente maschile e oppressiva del femminile. Questa confusione ideologica, qui definita “islamofobia progressista”, viene fortemente problematizzata da analisi complesse, che si oppongono energicamente al dualismo Occidente progressista/altrove oppressivo e omofobo. Come evitare che i discorsi sulle identità sessuali e di genere finiscano col fornire un sostegno, benché involontario, all’islamofobia, terreno scivoloso in cui il femminismo occidentale egemonico può trovarsi invischiato? I saggi qui proposti offrono alcune risposte e un contributo teorico e metodologico utili anche nel contesto italiano.

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