Nella Germania degli anni Trenta, due ragazzi sedicenni frequentano la stessa scuola esclusiva. L’uno è figlio di un medico ebreo, l’altro è di ricca famiglia aristocratica. Tra loro nasce un’amicizia del cuore, un’intesa perfetta e magica. Un anno dopo, il loro legame è spezzato.


 

L’anno scorso per la Giornata della Memoria ho pubblicato la recensione di Se questo è un uomo di Primo Levi, che avevo riletto in preda allo sconforto nel veder crescere il tanfo dell’intolleranza, della cattiveria e dell’indifferenza. Quest’anno sono proprio sgomenta davanti non tanto a politici che danno la colpa alle vittime per essere affogate nel Mediterraneo, o per essere rimaste uccise durante un fermo di polizia, o ancora per non avere un posto dignitoso da poter chiamare casa, quanto alla gente che dà loro ragione.

Sono sgomenta dal fatto che, nonostante si sia letto, visto e parlato così tanto di Shoah, ancora si ceda così facilmente a incolpare qualcun’altrə piuttosto che concentrarsi sui problemi strutturali – quelli che ogni governo promette di affrontare, per poi finire per lo più per ingrassarli ancora un altro po’.

Hans viene mandato via dalla Germania dai genitori prima che venga messo in atto lo sterminio vero e proprio: scappa perché il clima si è fatto pericoloso, non perché sia scoppiata la guerra o siano iniziate le deportazioni. Dovremmo ricordarci che le persone tendono a scappare prima che sia troppo tardi, prima di rimanere in gabbia per sempre.

Sarà un’altra Giornata della Memoria (Corta), piena di storia e di retorica, mentre una nave carica di persone in cerca di aiuto probabilmente starà ancora vagando nel Mediterraneo in cerca di un porto sicuro (ah, e comunque, nemmeno delle persone nelle zone terremotate d’Italia o di quelle indigenti riusciamo a occuparci in maniera decente, quindi non si capisce proprio dove vadano le risorse “risparmiate” nella non accoglienza).

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