In uno stile colloquiale e diretto, attraverso l’indagine storica, antropologica, filosofica, teologica, Graeber ribalta la versione tradizionale sulle origini dei mercati. Mostra come l’istituzione del debito sia anteriore alla moneta e come da sempre sia oggetto di aspri conflitti sociali: in Mesopotamia i sovrani dovevano periodicamente rimediare con giubilei alla riduzione in schiavitù per debiti di ampie fasce della popolazione, pena la deflagrazione di tutta la società. Da allora, la nozione di debito si è estesa alla religione come cifra delle relazioni morali (“rimetti a noi i nostri debiti”) e domina i rapporti umani, definendo libertà e asservimento. Mercati e moneta non sorgono automaticamente dal baratto, come sostengono gli economisti fin dai tempi di Adam Smith, ma vengono creati dagli stati, che tassano i sudditi per finanziare le guerre e pagare i soldati. Gli ultimi 5000 anni di storia hanno visto l’alternarsi di fasi di moneta aurea e moneta creditizia, fino al definitivo abbandono dell’oro come base del sistema monetario internazionale nel 1971. Graeber esplora infine la crisi attuale, nata dall’abuso di creazione di strumenti finanziari da parte delle grandi banche deregolamentate, e sostiene la superiorità morale di cittadini e stati indebitati rispetto a creditori corrotti e senza scrupoli che vogliono ridurre libertà e democrazia alla misura dello spread sui titoli pubblici.


2018 RHC, Task 14: Un libro di scienze sociali

La prima cosa da sapere su questo libro è che il suo autore, David Graeber, è un anarchico e che Debito è decisamente figlio di una visione anarchica del mondo e della storia. Quindi, se per voi le persone anarchiche sono quelle che spaccano le vetrine con un passamontagna in testa durante le manifestazioni, vi consiglio caldamente queste tre puntate (una, due e tre) del podcast di Riccardo Del Ferro dedicate appunto all’anarchia oggi.

Quindi, Debito ci offre un punto di vista al quale non siamo abituatə (immagino che non moltə tra voi abbiano dimestichezza con l’anarchismo, vista la brutta fama che sembra avere) e che non ha come scopo quello di convincere chi legge della sua veridicità, ma solo di farci dire: «Sai che? Non l’avevo mai pensata in questo modo…». Questo è uno dei motivi per i quali ho amato questo libro: non so se sono d’accordo con Graeber, ma mi ha procurato un certo sommovimento neuronale e questo mi piace assai.

Un altro motivo di apprezzamento per Debito è stata la sua ampia visione dei fenomeni umani: essendo Graeber un antropologo, il suo punto di vista è più globale che occidentale, un’altra cosa alla quale non siamo abituatə da queste parti. Non troverete l’idea che l’Occidente sia superiore ad altre parti del mondo (anzi… manco per niente).

E ancora, Graeber non fa ruotare tutto intorno al maschio. Sembra una stranezza, ma a me non vengono in mente molti autori di saggi che abbiano citato il femminismo come un’autorevole corrente di pensiero che potrebbe portare ottime soluzioni ai problemi che affliggono il pianeta (oltre al fatto che è stato in grado di spiegare molti eventi storici).

Infine, ho apprezzato il fatto che fosse un buon libro di divulgazione, molto scorrevole e niente affatto pesante, nonostante il tema non proprio alla mano: per il modo in cui affronta temi che pensiamo di conoscere bene o che diamo per scontato essere in una certa maniera finirete per divorarlo.

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