Nella Cina repubblicana degli anni Venti, in una Shanghai detta “la Parigi d’Oriente”, metropoli scintillante di ricchezza e mondanità, ma anche ricettacolo del crimine e dell’ingiustizia sociale, si svolgono le indagini del detective Huo Sang, lo Sherlock Holmes cinese, e del suo assistente Bao Lang. Una raccolta di sette racconti polizieschi orchestrati nello stile di Arthur Conan Doyle che, coniugando modernità e tradizione, volontà di istruire e di divertire, per primi hanno introdotto in Cina la figura dell’investigatore privato in grado di risolvere i casi più problematici attraverso l’analisi meticolosa dei fatti. Con un accattivante mix di logica deduttiva, scene d’azione e acute riflessioni sulla natura umana e sui cambiamenti in atto nella società cinese, Cheng Xiaoqing ha appassionato generazioni di lettori orientali e attirato l’attenzione degli studiosi occidentali di letteratura.


2018 RHC, Task 19: Un libro appartenente alla letteratura di genere in traduzione

Amando molto Sherlock Holmes ero molto curiosa di leggere come il personaggio fosse stato declinato nella sua versione cinese: appassionato parimenti del detective di Baker Street, Xiaoqing pensò, infatti, di introdurre il genere in Cina, scrivendo le avventure di Huo Sang e del suo amico e assistente Bao Lang.

Il primo impatto non è stato dei migliori: mi sembrava quasi di leggere una fanfiction su Internet, il primo racconto – La scarpa – è molto lontano dalla complessità delle storie di Arthur Conan Doyle, che mi fanno scervellare sulla soluzione del mistero anche se alcune le ho lette parecchie volte.

Poi ho smesso di fare paragoni tra ACD e Xiaoqing e allora ho iniziato a godermi la lettura: Sherlock a Shangai può essere un giallo carino, ambientato in un contesto storico e geografico che non siamo abituatə a esplorare con questo genere e con una breve prefazione di Timothy Wong, volta a dare un contesto storico-culturale al libro che si sta per leggere.

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