Buon martedì, prodi seguaci!🎄

Ho la netta sensazione che questa settimana scriverò pochi post, sono in piena indolenza pre-natalizia, manco mi fossi già spazzolata panforte, cavallucci e ricciarelli a volontà… non oso immaginare come sarò a Natale!🤣

Così questa settimana vi beccate un’altra citazione da Debito: i primi 5000 anni di David Graeber, che sto adorando. Lo sto adorando, il sottotitolo potrebbe essere: Come prendere gran parte delle vostre convinzioni storiche sugli ultimi 5000 anni e rivoltarle come un calzino.

In precedenza altri nomadi non avevano esitato ad adattarsi alla vita urbana in molteplici maniere. Perché non successe in questa occasione? Si tratta di una spiegazione locale e non prende in considerazione il fenomeno nel suo complesso. Alcune studiose di formazione femminista hanno invece sottolineato il ruolo crescente della guerra e la sua importanza sociale, che si accompagnava all’aumentata centralizzazione dello stato. Si tratta di un’argomentazione più convincente. Sicuramente più uno stato si militarizzava, più le sue leggi diventavano severe nei confronti delle donne. Ma vorrei aggiungere un altro ragionamento, complementare a questo. Come ho messo in evidenza, da una prospettiva storica guerre, stati e mercati tendono ad alimentarsi a vicenda. La conquista implica nuove tasse e la tassazione è un sistema per creare mercati, i quali tornano utili a soldati e amministratori. Nel caso specifico della Mesopotamia, per una serie di nessi sociali, tutto questo produsse un’esplosione del debito che minacciò di trasformare tutte le relazioni umane – e per estensione i corpi delle donne – in potenziali merci. Al tempo stesso, ciò suscitò la reazione spaventata dei vincenti (i maschi) nel gioco economico, che sentirono l’urgenza, su scala sempre più ampia, di rendere evidente a tutti che le loro donne non potevano in alcuna maniera essere comprate o vendute.

In uno stile colloquiale e diretto, attraverso l’indagine storica, antropologica, filosofica, teologica, Graeber ribalta la versione tradizionale sulle origini dei mercati. Mostra come l’istituzione del debito sia anteriore alla moneta e come da sempre sia oggetto di aspri conflitti sociali: in Mesopotamia i sovrani dovevano periodicamente rimediare con giubilei alla riduzione in schiavitù per debiti di ampie fasce della popolazione, pena la deflagrazione di tutta la società. Da allora, la nozione di debito si è estesa alla religione come cifra delle relazioni morali (“rimetti a noi i nostri debiti”) e domina i rapporti umani, definendo libertà e asservimento. Mercati e moneta non sorgono automaticamente dal baratto, come sostengono gli economisti fin dai tempi di Adam Smith, ma vengono creati dagli stati, che tassano i sudditi per finanziare le guerre e pagare i soldati. Gli ultimi 5000 anni di storia hanno visto l’alternarsi di fasi di moneta aurea e moneta creditizia, fino al definitivo abbandono dell’oro come base del sistema monetario internazionale nel 1971. Graeber esplora infine la crisi attuale, nata dall’abuso di creazione di strumenti finanziari da parte delle grandi banche deregolamentate, e sostiene la superiorità morale di cittadini e stati indebitati rispetto a creditori corrotti e senza scrupoli che vogliono ridurre libertà e democrazia alla misura dello spread sui titoli pubblici.