Buon venerdì, prodi seguaci!🎄

Siamo arrivatə all’ultimo mese dell’anno e il tempo per finire la 2018 Read Harder Challenge è agli sgoccioli: come l’anno scorso non sono in pari con la sfida, ma me ne mancano solo quattro, quindi posso farcela!💪

Le ultime due task rimaste da associare a un libro sono la 19 e la 22.

La task 19 prevede di leggere un libro appartenente alla letteratura di genere in traduzione e la scelta è ricaduta su Sherlock a Shanghai di Cheng Xiaoqing. Non mi andava di leggere il solito libro di un autore inglese, quindi me ne sono andata in Cina con questa raccolta di racconti gialli!

Nella Cina repubblicana degli anni Venti, in una Shanghai detta “la Parigi d’Oriente”, metropoli scintillante di ricchezza e mondanità, ma anche ricettacolo del crimine e dell’ingiustizia sociale, si svolgono le indagini del detective Huo Sang, lo Sherlock Holmes cinese, e del suo assistente Bao Lang. Una raccolta di sette racconti polizieschi orchestrati nello stile di Arthur Conan Doyle che, coniugando modernità e tradizione, volontà di istruire e di divertire, per primi hanno introdotto in Cina la figura dell’investigatore privato in grado di risolvere i casi più problematici attraverso l’analisi meticolosa dei fatti. Con un accattivante mix di logica deduttiva, scene d’azione e acute riflessioni sulla natura umana e sui cambiamenti in atto nella società cinese, Cheng Xiaoqing ha appassionato generazioni di lettori orientali e attirato l’attenzione degli studiosi occidentali di letteratura.

La task 22, invece, dice di leggere un’antologia di saggi e ho scelto Femminismi queer postcoloniali. Critiche transnazionali all’omofobia, all’islamofobia e all’omonazionalismo. Della serie, manteniamo le letture leggere in vista delle feste…😂 Scherzi a parte, mi aspetto grandi cose da questo libriccino…

Questo volume propone alcuni importanti contributi di un femminismo transnazionale che dagli anni Novanta cerca di spostare il baricentro delle questioni di genere oltre l’occidente bianco, radicando la propria riflessione e la propria pratica a un contesto postcoloniale. Essi rappresentano un forte e articolato punto di vista critico nei confronti dell’omofobia e dell’islamofobia, nonché del paradigma eteronormativo e nazionalista che si sta diffondendo in varie forme in Europa, negli Stati Uniti e in India. Uno dei tanti elementi che sicuramente li accomuna è il loro approccio analitico, dal quale emerge chiaramente una dimensione di genere della xenofobia e dell’islamofobia, ma anche una argomentata contestazione all’idea che la tolleranza progressista per le minoranze sessuali vada sempre di pari passo con la condanna dell’Islam come alterità puramente maschile e oppressiva del femminile. Questa confusione ideologica, qui definita “islamofobia progressista”, viene fortemente problematizzata da analisi complesse, che si oppongono energicamente al dualismo Occidente progressista/altrove oppressivo e omofobo. Come evitare che i discorsi sulle identità sessuali e di genere finiscano col fornire un sostegno, benché involontario, all’islamofobia, terreno scivoloso in cui il femminismo occidentale egemonico può trovarsi invischiato? I saggi qui proposti offrono alcune risposte e un contributo teorico e metodologico utili anche nel contesto italiano.

E questo è quanto! Come vanno le vostre letture sul finire del 2018? È stato un buon anno letterario? Spero di sì (e se è andato male, c’è il 2019 per rifarsi!💜).

Buon fine settimana!❄️

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