Mels Carmichael, reporter for the Caldwell Courier Journal, gets the shock of her life when a disheveled man stumbles in front of her car outside the local cemetery. She pays a visit to the stranger in the hospital, but the only thing he remembers of his past is seeing a name written on a headstone: that of Jim Heron — a fallen angel charged with rescuing souls from the seven deadly sins.
His amnesia is just the kind of mystery she likes to solve, but she soon discovers they’re over their heads with his past. Over their heads with passion, too… As shadows walk the line between reality and another realm, and her lover’s memory begins to come back, the two of them learn that nothing is truly dead and buried.
For as Mels struggles to help this mysterious stranger rediscover himself, Heron himself returns to prepare for a battle between good and evil. And Mels and her love find themselves trapped in a no-holds-barred war between angels and demons. With a soul on the line, and Mels’s heart at risk, what in heaven — or in hell — will it take to save them both?


Dopo aver finito di leggere Arde la notte, commentavo che mi sarebbe piaciuto saperne di più di Matthias invece che di Isaac e Grier ed eccomi accontentata: a quanto parte Devina ha barato e adesso come punizione rischia di perdere proprio l’anima dell’ex capo di Jim.

Onestamente, però, la cornice narrativa continua a essere più interessante della coppia di turno. Cioè, gente, Adrian. Adrian. Quello che fa Adrian in questo libro è enorme, un’azione molto angelica (e da uno che meno angelico non si può non te la saresti aspettata). Spero che l’enormità di quest’azione aiuti Jim a mantenersi sulla buona strada, perché a ogni libro della serie scivola sempre più verso quella perfida di Devina…

Tornando a Matthias, devo dire che lui e Mels mi sono piaciuti, ma ho due appunti da fare. Il primo riguarda l’impotenza di Matthias: sono andata in brodo di giuggiole davanti a un elemento del genere in un romance. Ovviamente, essendo un paranormal romance si trova il modo di eliminare il disturbo, cosa che non mi ha fatto impazzire. Soprattutto per l’idea del «Oh, finalmente potrò fare del vero sesso!», come se quello senza un pene eretto fosse sesso finto…

Un altro problema – e forse l’ho pure citato qualche altra volta, non ricordo – è quello dell’idea che chi è promiscuə non rispetti se stessə o le altre persone. Mi piacerebbe che si trovasse un modo diverso di esprimere il concetto di “usare altre persone o farsi usare per fare sesso”: la promiscuità, se consapevole e dichiarata, non ha niente a che vedere con l’usare lə altrə. Mi dà sempre fastidio vedere associata la promiscuità a una mancanza di moralità (anche quando poche pagine dopo di dice l’esatto contrario).

Annunci