Nascosta tra le montagne, dimenticata dal mondo come il popolo da cui nasce, la poesia kurda canta l’amore e la guerra, la passione per la propria terra e la libertà. Negli ultimi settant’anni, dopo la spartizione del Kurdistan tra Iran, Irak, Siria e Turchia, racconta le atroci persecuzioni di cui è vittima il popolo kurdo, fino allo sterminio con armi chimiche nell’Irak di Saddam Hussein e alla guerra senza quartiere in Turchia. Questa raccolta presenta, per ogni secolo, le opere più significative della poesia kurda d’autore e del ricchissimo folklore kurdo. Nelle espressioni di una cultura e di una lingua millenaria, oggi represse e proibite, si rivela l’anima di un popolo innamorato della propria terra e della libertà.


Sono rimasta molto colpita da questa raccolta di poesie curde: hanno quasi tutte – com’è ovvio in una raccolta, qualcosa di meno memorabile lo si trova sempre – un’energia e una passione incredibili. Mai titolo fu più azzeccato!

Da questi componimenti emerge con forza la lotta che il popolo curdo ha dovuto e ancora, purtroppo, deve combattere per non essere spazzato via e per ribadire il suo diritto a esistere. È sorprendente come un insieme così semplice di parole possa portare con sé una tale anelito verso la libertà e l’amore.

È una poesia profondamente commovente, è impossibile rimanere impassibili di fronte al desiderio di essere al sicuro e in pace nel luogo che si chiama casa e alla voglia di mettere a disposizione della lotta qualsiasi cosa, anche la vita – perché, quanto vale questa se è spesa tutta in servitù e umiliazione?

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