La fine della Torre Nera è sempre più vicina. Solo due Vettori sono rimasti a sorreggerla, e quando crolleranno il perno dell’universo salterà e la realtà sarà sommersa dalle tenebre. Roland Deschain, l’ultimo cavaliere, e la sua banda combattono valorosamente l’avanzata del male, ma ora il gruppo non è più compatto. Il demone-femmina che si è impadronito del corpo di Susannah, la moglie di Eddie, ha usato la sfera del buio per trasportarsi dal Medio-Mondo nella New York del 1999: proprio qui, in un punto preciso di Manhattan, dovrà partorire la creatura concepita per distruggere la Torre. Sulle sue tracce si precipitano il piccolo Jake, Oy, il “bimbolo” parlante, e Père Callaban, per impedire che la donna arrivi all’appuntamento fatale.


Dopo quattro anni, eccomi qua a scrivere la recensione de La canzone di Susannah, dopo una rilettura che ha messo a dura prova la mia memoria, visto che gli elementi da ricordare in questa serie sono innumerevoli (e sì, sarebbe proprio il caso non non far passare quattro anni prima di finirla). Se a questi aggiungiamo tutti i riferimenti ai vari romanzi di King che non ho letto perché ho iniziato proprio dalla Torre Nera ad avventurarmi nella sua sterminata produzione, direi che le probabilità di scrivere una recensione sensata si riducono considerevolmente.

Vediamo un po’ che sorte fuori.

I due elementi che mi hanno colpito di più sono stati l’aspetto metaletterario e la gravidanza di Susannah/Mia. Per quanto riguarda il primo, penso ci voglia una certa dose di coraggio (o forse incoscienza) per inserire se stesso come personaggio-autore all’interno della propria storia e incontrarsi con le proprie creature letterarie (senza farci poi una gran figura peraltro). Penso ci voglia molta maestria per muoversi con disinvoltura in questo genere di scenario: le probabilità di rendersi mostruosamente antipatici sono altissime, ma King non solo risulta simpatico, ma pure credibile come personaggio/creatore della storia.

La gravidanza di Susannah/Mia, poi, è molto interessante perché viene raccontata mettendo in luce gli aspetti più oscuri. Susannah non vuole questo figlio e ne è anche spaventata per la distruzione che potrebbe portare al suo ka-tet, rivendica il diritto di gestione del proprio corpo e di avere voce in capitolo nella vita di questo figlio che, suo malgrado, sente anche un po’ suo. D’altro canto, Mia, questa nuova personalità di Susannah, affronta la gravidanza in maniera del tutto fanatica, ignorando qualunque dubbio o critica venga mossa al suo operato. È un modo di vedere la gravidanza che non si incontra spesso – di solito o è tutto male o è tutto meraviglioso.

Adesso sono pronta per affrontare l’ultima tappa del viaggio verso la Torre Nera. Immagino che King mi strazierà con un sacco di morti o cose brutte, quindi è proprio il caso di tenersi forte…

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