In un tempo e un luogo non precisati, all’improvviso l’intera popolazione diventa cieca per un’inspiegabile epidemia. Chi è colpito da questo male si trova come avvolto in una nube lattiginosa e non ci vede più. Le reazioni psicologiche degli anonimi protagonisti sono devastanti, con un’esplosione di terrore e violenza, e gli effetti di questa misteriosa patologia sulla convivenza sociale risulteranno drammatici. I primi colpiti dal male vengono infatti rinchiusi in un ex manicomio per la paura del contagio e l’insensibilità altrui, e qui si manifesta tutto l’orrore di cui l’uomo sa essere capace. Nel suo racconto fantastico, Saramago disegna la grande metafora di un’umanità bestiale e feroce, incapace di vedere e distinguere le cose su una base di razionalità, artefice di abbrutimento, violenza, degradazione. Ne deriva un romanzo di valenza universale sull’indifferenza e l’egoismo, sul potere e la sopraffazione, sulla guerra di tutti contro tutti, una dura denuncia del buio della ragione, con un catartico spiraglio di luce e salvezza.


Durante la lettura di Cecità penso di essere rimasta fregata dalla mia empatia, che forse è già andata in vacanza, o è da qualche parte mezza morta per l’afa. È vero che la mia dotazione iniziale di questa capacità non era delle più sostanziose, ma non mi aspettavo di rimanere così fredda davanti a un romanzo come Cecità, che ha tutte le carte in regola per sconvolgere chi legge.

Non vi dico quanto mi ha preoccupato non essere particolarmente toccata da questa storia: ho lavorato tanto su me stessa per avere un livello (per me) accettabile di empatia che ho passato parte del romanzo a dirmi Ehilà, questo è proprio il momento in cui dovresti sentirti male per la situazione nella quale si trovano i personaggi…. Non mi ha smosso nemmeno il pensiero che questa cecità dipenda dal non voler vedere – le sofferenze altrui, le loro necessità, i loro bisogni – e, cavolo, cosa c’è di più attuale da leggere mentre lasciamo affogare gente nel Mediterraneo perché dobbiamo pisciare più lontano dei poteri forti dell’UE, chiunque essi siano?

Non posso nemmeno biasimare Saramago, perché Cecità è un romanzo immenso, un esperimento, un cosa accadrebbe se che merita di essere letto perché ogni tanto è bene ricordarsi di tirare fuori il capo dal culo e guardare – guardare davvero – cosa ci accade intorno.

Vuoi che ti dica cosa penso, Parla, Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono.

Non so cosa non abbia funzionato con me con questo romanzo: forse il fatto che si dilungasse in dettagli, ha diluito la potenza con la quale avrebbe potuto colpirmi, mentre altre persone è proprio quello che hanno trovato scioccante; oppure, il mio lato razionale si è concentrato sul modo in cui cambia il mondo, “fregandosene” dei dettagli raccapriccianti e pretendendo invece dettagli sui cambiamenti e non ce ne sono perché, uno degli elementi più terrificanti, è proprio che nessunə sa cosa stia accadendo di preciso.

Come che sia, fregatevene della mia opinione e leggete questo romanzo e, se siete persone empatiche, preparatevi a stare male perché Saramago qui picchia duro con voi – e cerca di risvegliare quellə che, come me, sono un po’ tardə…

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