Quando fu pubblicato, nel 1966, A sangue freddo suscitò una serie di polemi­che di carattere letterario ed etico-sociale. L’autore venne accusato, tra l’al­tro, di voyeurismo cinico, per avere voluto registrare «oggettivamente» un fatto di cronaca nera, anzi di violenza gratuita, avvenuto nel cuore del Middle West agricolo: lo sterminio brutale di una famiglia da parte di due pregiudicati psicopatici.
L’idea del romanzo-reportage, del romanzo-verità, del romanzo-del-regi­stratore, se da un lato riportava in primo piano il mito dell’imparzialità cronachistica, della realtà come tale afferrabile soltanto mediante un lin­guaggio depurato dell’io narrante, dall’altro denunciava l’impotenza della forma romanzo a riflettere metaforicamente una realtà contraddittoria e complessa come quella della società americana degli anni sessanta.
Nella «fuga in avanti» del Capote giornalista e osservatore si è così voluto vedere una riduzione della realtà a tautologia del «fatto nudo e crudo», e una rimozione dell’analisi delle cause psicologiche e sociologiche di quell’i­nopinata esplosione di aggressività omicida.
Di fatto, nel romanzo, la visione puntuale delle dinamiche della vicenda, ottenuta grazie all’assidua frequentazione dei colpevoli, giustiziati dopo un processo durato sei anni, è filtrata e riscattata attraverso una così sapiente e originale elaborazione stilistica, che questo testo del polimorfo e dotatissimo scrittore costituisce ancor oggi un termine di riferimento di ogni problema­tica «oggettualista», non soltanto narrativa.


2018 RHC, Task 2: Un libro appartenente al genere true crime 

A sangue freddo è uno di quei libri da consigliare a chi ama leggere gialli in estate, ma non vuole trovarsi tra le mani robetta scialba: d’altro canto, Capote è una garanzia e, anche se non è stato sempre fedele ai nudi fatti come si vantava, ha scritto pagine che difficilmente vi lasceranno indifferenti.

A sangue freddo è il racconto del brutale assassinio di quattro persone, membri della famiglia Clutter, a opera di Perry Smith e Dick Hickock: Capote racconta gli antefatti, il delitto, la ricerca degli assassini e della loro fuga, lo sgomento della gente e infine l’arresto e la fine della vicenda con l’impiccagione dei colpevoli.

È un non-fiction novel molto statunitense, tutto intento nel raccontare come il sogno americano sia fallito (nel 1966, e ancora ne parliamo, pensate un po’ a quanto è coriaceo questo benedetto/maledetto sogno americano!), e molto universale nel descrivere di quanto destabilizzi le persone il delitto apparentemente insensato di brava gente e di come tuttə si convincano che qualcunə nella loro comunità non sia chi dice di essere. Tuttə fierə della propria tranquilla normalità finché non accade qualcosa che la rompe…

Penso che sia molto statunitense anche la determinazione con la quale si cerca di far condannare a morte Smith e Hickock, ignorando perizie psichiatriche e background: è un aspetto che mi ha agghiacciato almeno quanto il delitto, probabilmente perché sono europea e l’articolo 27 della Costituzione italiana mi scorre praticamente nelle vene… La sola idea che in uno Stato di diritto e democratico sia legale far impiccare delle persone, anche se si sono macchiate di delitti orrendi come in questo caso, mi sembra inaccettabile…

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