Buon lunedì, prodi seguaci!🌈

Questo fine settimana mi ha fatto compagnia Maurice di E.M. Forster (come forse avrete notato dal mio twittare citazioni a raffica!😅) e – che meraviglia! – è stata proprio una bella lettura da mese dell’orgoglio!🌈

La pazzia non è da tutti, ma quella di Maurice risultò il fulmine che scaccia le nuvole. Il temporale non andava covando da tre giorni, come lui si figurava, bensì da sei anni. Aveva fermentato nelle tenebre dell’essere che nessun occhio perfora, l’atmosfera in cui lui era vissuto l’aveva addensato. Era esploso, e lui non era morto. Attorniato dal fulgore del giorno, sostò sulla catena montuosa che adombra la giovinezza, e vide.

Maurice trascorse quasi tutta la giornata con gli occhi aperti, come se scrutasse la Valle che si era lasciato dietro. Ogni cosa appariva talmente chiara, adesso. Aveva mentito. Era stata «rimpinzato di bugie,» così si espresse tra sé, ma le bugie sono il cibo naturale della fanciullezza, e lui se n’era pasciuto con ingordigia. La prima risoluzione che prese fu di essere più cauto in avvenire. Avrebbe vissuto lealmente, non perché importasse a nessuno, ormai, ma per stare al gioco. Non avrebbe più ingannato tanto se stesso. Non avrebbe più – ecco la prova cruciale – finto d’interessarsi alle donne quando l’unico sesso che lo attraeva era il suo. Amava gli uomini e sempre li aveva amati. Smaniava dalla voglia di abbracciarli e di fondere il proprio essere nel loro. Ora, nel momento in cui l’uomo che ricambiava il suo amore era perduto, ora lo ammetteva.

“Maurice” è forse il capolavoro di Forster e certamente il suo romanzo più intimo e commovente, uno squisito esercizio privato di scrittura della verità. Tra le pieghe della società vittoriana, Forster insegue affettuosamente la storia d’amore di Maurice e Clive, suo compagno di college, i tormenti di una passione complice e innominabile, che se per Clive è destinata a seppellirsi nella “normalità”, per Maurice è il calvario che conduce a nuova vita. È forse il delicato ricamo d’epoca, su cui si staglia la tormentosa affermazione della diversità, che ha spinto un regista come James Ivory a cimentarsi, dopo “Camera con vista”, anche con questo prezioso “libro-scandalo”.

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