Lauren Olamina è una ragazza in grado di avvertire e vivere su di sé il dolore delle persone che la circondano, sopportando con uno sforzo sovrumano le sofferenze altrui. Vive all’interno di un’enclave in una regione degli Stati Uniti, divenuti ormai una nazione in rovina le cui città, diventate roccaforti, sono afflitte da epidemie e da violente incursioni di sbandati. Una potente droga semina morte e distruzione, annichilendo qualsiasi speranza di un mondo migliore. E cosí, nel giorno del suo diciottesimo compleanno, Lauren decide di lasciare la sua casa e si mette in cammino, puntando verso nord, alla ricerca di una nuova terra promessa dove ricominciare a vivere. Lungo la strada, altri sopravvissuti e fuggitivi si uniranno a lei, in un viaggio interminabile e travagliato attraverso la devastazione, guidati dal desiderio di un futuro tutto da costruire.


2018 RHC, Task 17: Un romanzo di fantascienza con una protagonista femminile scritto da una donna

«Ma abbiamo quindici anni! Che cosa possiamo fare?»
«Possiamo prepararci, questo è quel che c’è da fare adesso. Tenerci pronti per ciò che succederà, pronti a sopravvivere, a continuare a vivere dopo. Concentrarci su come sopravvivere, così che possiamo fare qualcosa di più che restare in balia di gente pazza e disperata, di teppisti e leader che non sanno quello che fanno!»

La parabola del seminatore è uscito per la prima volta nel 1993, ma sembra parlare direttamente a noi abitanti del mondo nel 2018. Lo straordinario potere della letteratura…

«Sei così giovane» ha mormorato. «Mi pare un crimine che tu debba essere così giovane in questi tempi terribili. Vorrei che avessi conosciuto questo paese quando era ancora salvabile.»
«Può sopravvivere, anche se cambiato» ho ribattuto.

Il mondo di Lauren Olamina, la nostra protagonista, è in pezzi e in fiamme: non si crede più neə proprə rappresentanti politici; in pochə votano; ə figlə, quando riescono a trovare un lavoro, si ritrovano più poverə dei genitori e con nessuna prospettiva di un futuro migliore; se si è fortunatə, si vive in piccoli centri circondati da mura e sorvegliati da ronde in modo da proteggersi dalle incursioni di chi non ha nulla o dagli attacchi deə pericolosə dipendenti da piro, una terribile droga che spinge le persone ad appiccare incendi per godendosi la vista della distruzione. Paurosamente familiare, vero?

La maggior parte della gente non ne può più dei politici. Dopotutto, fin da quando riesco a ricordarmi, ci promettono il ritorno alla gloria, alla ricchezza e all’ordine del ventesimo secolo.

Lauren è stanca delle illusioni di chi la circonda e questo l’ha fatta entrare in crisi: non riesce più a credere nel Dio del padre, il Dio cristiano e inizia a interrogarsi sull’esistenza di una divinità e sulla sua natura. Da atea coriacea che trova mortalmente noiosi i percorsi spirituali che finiscono in altrettanto noiose verità assolute posso dirvi che quello di Lauren è stimolante e difficilmente lascia indifferenti.

Se sono tuoi, stabilisci tu le regole. A chi importa che cosa ne pensano i giocattoli? Spazza via l’intera famiglia di un giocattolo, poi dagliene una nuova. I bambini giocattolo, come i figli di Giobbe, sono intercambiabili.
Forse Dio è una sorta di grande re che gioca con i suoi giocattoli. Se le cose stanno così, che differenza fa se settecento persone vengono uccise in un uragano o se sette ragazzini vanno in chiesa e vengono immersi in una grande tanica di costosa acqua?
Ma se tutto questo fosse sbagliato? Se Dio fosse tutt’altra cosa?

Lauren, incapace di accettare passivamente le soluzioni più ovvie e battute e i sogni di un benessere ormai svanito, sarà l’unica in grado di reagire in maniera costruttiva alla catastrofe e a fare da catalizzatore per raccogliere a sé il nucleo di un nuovo gruppo di persone dove si riaccende la speranza per il futuro.

La gente che annega a volte muore lottando
contro i soccorritori.

È stata una lettura importante, soprattutto fatta in questo momento: è vero, riconoscere il proprio mondo tra le pagine di un romanzo distopico è sempre spaventoso, ma La parabola del seminatore ci lascia con una grande fiducia che si possa costruire qualcosa di nuovo e diverso.

La civiltà è per i gruppi ciò che l’intelligenza è per gli individui. È un modo per combinare l’intelligenza di molti e raggiungere un costante adattamento di gruppo.
Come l’intelligenza, la civiltà può servire bene, servire in modo adeguato, o non servire affatto alla sua funzione di adattamento.
Quando la civiltà fallisce, deve disintegrarsi, a meno che non intervengano forze unificatrici interne o esterne.

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