Baba Dunja è tornata a casa. Le radiazioni nucleari non le hanno impedito di rimettere piede per prima nel paese natio (a due passi da Chernobyl). Qui, insieme a poche anime che si sono via via aggiunte, si tenta di ricominciare a vivere. Perché la vita è ancora bella, nonostante l’età e nonostante intorno ci siano frutti di bosco dalle forme strane, uccelli particolarmente chiassosi, ragni che tessono instancabili le loro tele e persino lo spirito di qualche morto che si affaccia in strada per una chiacchierata.
Le giornate scorrono per il malato Petrov che legge poesie d’amore sulla sua amaca, per la corpulenta Marja che non sa dire addio al proprio gallo Konstantin, per Baba Dunja che scrive lettere alla figlia Irina, chirurgo in Germania, fino a quando uno straniero arriva in paese con la sua bambina e il tran tran della piccola comunità di Černovo viene sconvolto…
Poetico, divertente, intelligente, questo romanzo è una fiaba moderna che svela tutto il talento di Alina Bronsky nel dipingere un paese morente che torna invece a vivere grazie a insoliti personaggi e soprattutto a Baba Dunja, una donna eccentrica e speciale, determinata a realizzare in tarda età la sua personale versione del paradiso in terra proprio in un luogo che a tutti – quasi tutti – sembra dimenticato da Dio.


2018 RHC, Task 23: Un libro con una protagonista femminile con più di 60 anni

L’ultimo amore di Baba Dunja è un breve romanzo delizioso ambientato a Černovo, uno dei paesi evacuati in seguito al disastro nucleare di Černobyl’ nel 1986. Baba Dunja, la nostra protagonista, passati alcuni anni dal disastro, ha deciso di ritornare nel paese natio, incurante delle radiazioni e della preoccupazione della figlia, medico in Germania.

È difficile non amare Baba Dunja – la sua simpatia, la sua gentilezza, la sua tenacia ce la rendono immediatamente vicina. Chi ha avuto a che fare con una persona anziana riconoscerà in Baba Dunja quella voglia caparbia di passare gli ultimi anni della propria vita nel modo in cui si è scelto, anche se questo modo è assolutamente incomprensibile a chi è più giovane.

È un romanzo che fa bene al cuore e ha un sapore buono, di quel buono autentico e genuino del quale sembriamo dimenticarci ogni giorno di più. Sarà per questo che Bronsky ha creato un’ambientazione che, pur radicata in un evento drammatico della storia europea, sembra posta al di fuori del tempo? Cosicché potessimo ritrovarla in qualunque momento?

L’unico difetto che sono riuscita a trovargli riguarda il calo della tensione narrativa: dopo un inizio fulminante (uno dei più accattivanti che abbia mai letto), nella seconda metà (e nonostante accada l’impensabile) il ritmo rallenta e l’interesse di chi legge ne risente un po’. Però vale sicuramente il vostro tempo: mica volete perdervi la conoscenza del gallo Konstantin?

3 stars smaller

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