Buon giovedì, prodi seguaci!

Oggi rispondo alla nomina di Mimì di Take a book and drink a coffee with me nello #Sharingbooks, questa volta a tema felicità!☀️☀️☀️

Le regole

Per un mese, ogni lunedì viene scelto un tema e tutti i post della settimana devono riguardare quell’argomento.

  • Il post deve segnalare tre libri in tema con l’argomento del giorno e (opzione facoltativa) comprendere una citazione tratta da almeno uno dei libri.
  • Scrivere l’hashtag dell’evento, cioè #sharingbooks e il tema della settimana.
  • Taggare tre persone che a loro volta potranno, se lo desiderano, scrivere un post sullo stesso argomento con la stessa struttura. In ogni articolo uno dei libri dovrà essere ripreso dal post della persona che vi ha taggato, mentre gli altri due dovrete aggiungerli voi.

L’evento è iniziato lunedì 2 aprile, e terminerà il 29 aprile.

I libri

Elogio della Follia di Erasmo

È ancora più sollazzante sentire certe nonnette che sembrano cadaveri viventi tornati dal regno dei morti inneggiare ai piaceri della vita. Sono capaci di pagare profumatamente qualche Faone perché si presti al loro piacere, si imbrattano il volto di creme, trascorrono ore davanti allo specchio, si depilano in mezzo alle cosce e fanno di tutto per nascondere la realtà, magari mettono in mostra anche con scollature eccessive il seno ormai avvizzito e cascante. Con voce tremula sussurrano paroline d’amore, alzano i calici, si mescolano alle danze delle giovinette e scrivono bigliettini amorosi. Il loro comportamento suscita ilarità ed è giustamente ritenuto folle. Ma è un piacere vedere delle donne così anziane contente di sé, ubriache di voluttà e, grazie a me [la Follia], felici.

È vero, si mettono in ridicolo. Ma voi che siete i primi a schernirle pensateci un po’ su: è meglio vivere come loro, pazze di gioia, o buttarsi disperati da un balcone con una pietra al collo? Se poi la gente trova indegno il loro modo di vivere, ai miei beati svampiti non importa. Non sentono il peso di tali accuse e, se lo sentono, non se ne curano. Se un sassi piombasse loro sulla testa, allora sì che sentirebbero male, ma l’onta, la vergogna, l’infamia, fanno male solo a chi se ne preoccupa. Basta infischiarsene! Che importa se la folla ti fischia? L’essenziale è che tu applauda te stesso. E questa è un’arte che si impara solo alla scuola della Follia.

Le avventure di Tom Bombadil di J.R.R. Tolkien

L’Uomo della Luna andò a Letto Troppo Tardi

C’è una locanda, un’allegra locanda
Sotto un vecchio colle grigio,
Ove la birra è così scura,
Che anche l’Uomo della Luna
È sceso un giorno a berne un sorso.

Lo stalliere ha un gatto brillo,
Che suona un violino a tre corde;
Su e giù scorre l’archetto,
Stridulo a volte, a volte cheto,
Ed a volte un solo trillo.

L’oste invece ha un cagnolino
A cui piacciono gli scherzi;
Se gli altri ridono, davanti al camino,
Rizza l’orecchio ad ogni battuta,
Sghignazzando come un mattaccino.

Tengono anche una signora mucca,
Più orgogliosa di una regina,
Ma la musica le fa girar la testa,
Ed agitar la coda in segno di protesta,
E ballare allegra sull’erba verdina.

Se solo vedeste i piatti d’argento,
Ed i cassetti pieni di posateria!
Per la Domenica un servizio speciale
Si lucida sempre in lavanderia,
Il Sabato quando il sole cala lento.

L’Uomo della Luna bevve un altro sorso
E poi rotolò giù dalla sedia sul dorso;
Lì si addormentò, sognando la birra scura,
Finché le stelle in cielo sbiadirono nell’aria pura,
E l’alba s’alzò rosa senz’ombra di paura.

Disse lo stalliere al suo gatto brillo:
«I cavalli bianchi della Luna
Nitriscono e mordono il morso,
Ma il loro padrone è disteso sul dorso,
E fra poco il Sole inizia il suo percorso».

Allora il gatto suonò sul suo violino
Una musica da far rizzare i morti lì vicino,
Squillava, grattava e strimpellava,
Mentre l’oste, scuotendo l’Uomo della Luna,
«Sveglia, son passate le tre!», gli gridava.

Trasportarono l’Uomo su per il colle,
E l’infilarono svelti nella Luna,
I cavalli partirono al galoppo folle,
La mucca arrivò saltando come sulle molle,
Piatto e cucchiaio andarono in cerca di fortuna.

Sempre più scelto suonava il violino,
Incominciò a ruggire il cagnolino,
Mucca e cavalli camminavan sulla testa,
Gli ospiti saltaron dal letto per far festa,
E tutti danzarono al suono dell’orchestra.

Ma la corda del violino si ruppe a un tratto,
E la mucca saltò al di là della Luna,
Il cagnolino rise; divertente era il fatto,
Ed il piatto del Sabato andò a cercar fortuna
Col cucchiaio d’argento di Domenica ventura.

La Luna tonda rotolò dietro il colle,
Ed il Sole rizzò la bionda e la fiera testa,
Ma subito si disse: «Sogno o son desta?».
Malgrado la sua luce illuminasse a festa,
Tutti tornarono a letto dopo la notte folle!

Tutte le volte che ho scritto ti amo di Jenny Han

“Io adoro conservare le cose. Non cose importanti, come i documenti, i risparmi o la biodiversità. Sciocchezze e oggetti inutili. Nastri per capelli. Lettere d’amore. Le tengo in una cappelliera verde acqua. Non sono lettere d’amore che mi hanno scritto, perché non ne ho. Sono lettere che ho scritto io. Ce n’è una per ogni ragazzo che ho amato: cinque in tutto.”

Una delle scelte di Mimì.

I blog taggati

Rumoralilas

Penne d’Oriente

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