Buon venerdì, prodi seguaci!

Oggi vi parlo di un documentario di Giuseppe Giannotti del 2008, Meja – Guerre di confine, che racconta la storia del confine orientale d’Italia. Potete guardarlo sul sito di Rai Storia e vi consiglio vivamente di farlo: dura solo un’oretta ed è diviso in quattro parti e attraversa le varie fasi, da Mussolini a Tito, che hanno portato alla morte di migliaia di persone.

Una memoria contrapposta, diciamo, dove ognuno ha sempre raccontato di quelle che sono state le sue sofferenze, ma si è si è sempre dimenticato di quelle che sono state le sofferenze e i dolori della parte avversa.

Franco Miccoli, segretario dell’associazione italo-slovena Concordia e Pax

È un documentario ben fatto ed equilibrato, un aspetto niente affatto scontato quando si parla di temi storici ancora preda di propaganda politica, e fa piazza pulita di qualunque velleità da “italiani brava gente”. Anzi, per gran parte del documentario si pensa piuttosto “fascisti italiani pezzi di merda”.

Questa foiba probabilmente raccoglie la maggior parte dei resti di italiani, ma resta il fatto che è un problema molto marginale rispetto a quello che è stato il dramma che ha coinvolto la Slovenia, dove il regime, imponendosi, ha portato all’eliminazione sia degli avversari, ma anche dei possibili oppositori. Questo son state le foibe, dove la nostra realtà raccoglierà 4-5.000 forse italiani, molto marginali rispetto alle 70-80-90.000 persone scomparse ed eliminate tra il maggio e il giugno ‘45.

Franco Miccoli, segretario dell’associazione italo-slovena Concordia e Pax

È anche molto toccante quando c’è il racconto di due sopravvissuti ai campi di concentramento allestiti dai fascisti in Slovenia e di chi ha perso un caro nelle foibe.

Fa rabbia vedere che in Italia si continua deliberatamente a ignorare tutta la storia che precede le foibe e a non onorare le vittime dell’orrore fascista nel confine orientale e nei Balcani: campi di concentramento come quelli di Rab e Gonars (Udine) sono ancora (troppo) poco conosciuti.

Se vogliamo ricordare una pagine terribile della nostra storia, cerchiamo di non saltare qualche riga…

Io credo che non si possa parlare di foibe senza parlare anche di cosa è accaduto prima, ma non si può neanche parlare di ciò che è accaduto prima come giustificazione delle foibe.

Gianni Oliva, storico

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