Ancora adolescenti, Paolo Baumer e i suoi compagni vengono strappati ai banchi di scuola per essere inviati al fronte della Fiandre, dove affronteranno una realtà di morte e distruzione.
La vita diventerà allora soltanto sopravvivenza, un angoscioso aggrapparsi agli istinti di conservazione e un disperato rinsaldare i vincoli di cameratismo per fugare la paura e trovare reciproco sostegno.
Un sostegno che tuttavia si affievolirà sempre più, perché uno dopo l’altro i compagni cadranno e Paolo Baumer, proprio quando avrà ritrovato la forza di guardare al futuro e l’armistizio sarà imminente, morirà colpito da un’ultima granata, mentre il bollettino militare grottescamente annuncerà: Niente di nuovo sul fronte occidentale.
Pubblicato nel 1929, quasi un decennio dopo la fine della I guerra mondiale, questo romanzo-diario (uno dei primi bestseller del Novecento, anche grazie alla trasposizione cinematografica che ne venne fatta) formula un messaggio pacifista che ai toni vigorosi dell’impegno civile preferisce quelli struggenti della malinconia e che enormemente contribuì alla sua fortuna.


Ogni volta che leggo un romanzo sulla guerra penso di aver letto quello definitivo: dopo questo non ne troverò di certo uno più tremendo, non è possibile che qualcuno abbia scritto qualcosa di più doloroso. Eppure ogni volta vengo fatta bugiarda e mi ritrovo per le mani un straziante libro sull’orrore della guerra che ancora viene imposto a tante persone.

Questo libro non vuol essere
né un atto d’accusa né una confessione.
Esso non è che il tentativo di raffigurare
una generazione la quale – anche se sfuggì alle granate –
venne distrutta dalla guerra.

Fin dalla prima pagine Remarque ci informa di quale sarà l’aspetto della guerra che sarà centrale nel suo romanzo: l’idea secondo la quale non si ritorna mai davvero dalla guerra, che non si limita a distruggere i corpi, ma lacera gli animi, le speranze, i sogni, i futuri. La guerra è un orrore troppo grande per lasciare intere le persone, anche se all’esterno e con i tuoi affetti lontani dal fronte ti presenti integro per non far loro sapere quanto vorresti solo tornare a prima, alla pace, alla beata inconsapevolezza.

E neppure ci potranno capire. Davanti a noi infatti sta una generazione che ha, sì, passato con noi questi anni, ma che aveva già prima un focolare ed una professione, ed ora ritorna ai suoi posti d’un tempo, e vi dimenticherà la guerra; dietro a noi sale un’altra generazione, simile a ciò che fummo noi un tempo; la quale ci sarà estranea e ci spingerà da parte. Noi siamo inutili a noi stessi. Andremo avanti, qualcuno si adatterà, altri si rassegneranno, e molti rimarranno disorientati per sempre; passeranno gli anni, e finalmente scompariremo.

Niente di nuovo sul fronte occidentale è il racconto gentile e delicato di una generazione travolta e stravolta dalla Prima Guerra Mondiale, una guerra diversa da tutte le precedenti, incapace di risparmiare i civili e rispettare qualunque limite.

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