Aristotele e Dante. Dall’estate del 1987, nella città di El Paso, in Texas, seguiremo la più sensazionale delle scoperte umane: la crescita. Dal microcosmo della famiglia – con le sue regole, i suoi silenzi e le sue rigidità – al ring della scuola, fino allo sconfinato orizzonte della “vita di fuori”, quella che attende tutti tra aspettative e paure. Aristotele e Dante scopriranno i segreti dell’universo dentro se stessi, e finalmente accetteranno di amarsi.


Io e questo libro non siamo partiti con il piede giusto: lo stile di Benjamin Alire Sáenz mi ha messo a dura prova perché la sua prosa – soprattutto i dialoghi – mi suonava artefatta e piuttosto lontana dal rappresentare le voci di due adolescenti e dei loro rispettivi genitori. Come ho scritto anche di recente, per me la verosimiglianza in un romanzo è molto importante, quindi mi stavo già cospargendo il capo di cenere quando è successo qualcosa.

Esattamente non so che cosa, ma ho iniziato ad amare questo romanzo, quasi mio malgrado, e ne sono molto felice. In primis perché i due protagonisti, Aristotele e Dante, sono adorabili: viene proprio voglia di entrare nel libro a abbracciarli forte, forte, rassicurandoli del fatto che in futuro le cose andranno meglio per loro.

Poi Aristotele e Dante scoprono i segreti dell’universo è un bellissimo romanzo di formazione perché manca di estremismo giovanile. Infatti, in questo genere di romanzi è facile imbattersi in adolescenti che ricercano con una certa pervicacia i cosiddetti eccessi, mentre Aristotele e Dante cercano semplicemente di trovare la loro strada. Il che non vuol dire che non facciano le loro cavolate, ma si tratta più di sbagli connaturati al vivere che non di una ricerca deliberata di trasgressione.

La stessa esplorazione dell’orientamento sessuale e delle loro prime esperienze avviene in maniera molto tranquilla, sebbene niente affatto indolore, visto il carico di pregiudizi e violenza che una persona omosessuale doveva ancora affrontare negli anni Ottanta. Sáenz è il tipo di scrittore che non fa drammi, ma riesce comunque a scrivere scene che ti spellano viva e ti lasciano indifesa davanti al dolore, che a volte è parte inevitabile dell’esistenza, ma a volte viene dalla sola cattiveria altrui ed è difficile da mandare giù.

Non posso che concludere con un appello a ignorare la brutta copertina italiana della Loescher (che mi sono rifiutata di riportare qui, proprio per ingolosirvi con quella originale) e l’edizione scolastica ben poco invitante: è un bellissimo YA, di quelli che ci si gode anche da adulti e che merita tutta la vostra attenzione.

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