Quali mostri popolano gli incubi del nonno di Jacob, unico sopravvissuto allo sterminio della sua famiglia di ebrei polacchi? Sono la trasfigurazione della ferocia nazista? Oppure sono qualcosa d’altro, e di tuttora presente, in grado di colpire ancora? Quando la tragedia si abbatte sulla sua famiglia, Jacob decide di attraversare l’oceano per scoprire il segreto racchiuso tra le mura della casa in cui, decenni prima, avevano trovato rifugio il nonno Abraham e altri piccoli orfani scampati all’orrore della Seconda guerra mondiale. Soltanto in quelle stanze abbandonate e in rovina, rovistando nei bauli pieni di polvere e dei detriti di vite lontane, Jacob potrà stabilire se i ricordi del nonno, traboccanti di avventure, di magia e di mistero, erano solo invenzioni buone a turbare i suoi sogni notturni. O se, invece, contenevano almeno un granello di verità, come sembra testimoniare la strana collezione di fotografie d’epoca che Abraham custodiva gelosamente. Possibile che i bambini e i ragazzi ritratti in quelle fotografie ingiallite, bizzarre e non di rado inquietanti, fossero davvero, come il nonno sosteneva, speciali, dotati di poteri straordinari, forse pericolosi? Possibile che quei bambini siano ancora vivi, e che – protetti, ma ancora per poco, dalla curiosità del mondo e dallo scorrere del tempo – si preparino a fronteggiare una minaccia oscura e molto più grande di loro?


La casa per bambini speciali di Miss Peregrine ha una copertina fantastica, di quelle che gridano “Leggimi, ti racconterò meraviglie!”: una vecchia foto che ritrae una bambina che levita e che sembra uscita dallo stesso album contenete le foto delle fate di Cottingley. Nel corso del libro, ne vediamo diverse di queste foto molto suggestive che raffigurano i bambini speciali, ognuno dei quali è dotato di un potere sovrannaturale.

Purtroppo devo dire che rappresentano uno dei pochi elementi interessanti di questo libro, la cui idea di partenza non era affatto male, ma mi è sembrata sviluppata malissimo dall’autore. Infatti, l’antefatto all’ingresso del protagonista, Jabob, nel mondo dei bambini speciali dura mezzo libro e tiene in sospeso il lettore in attesa della svolta. È una parte abbastanza noiosa, dove l’unico stimolo a proseguire la lettura viene proprio dal desiderio di veder introdotta la parte fantasy.

Il problema grosso sorge quando, arrivati finalmente nel luogo dove vivono i bambini speciali, si continua a rimanere in attesa che accada qualcosa: non perché non succeda nulla, ma perché persiste la percezione che il romanzo debba ancora arrivare al suo punto di svolta, finché non si gira l’ultima pagina e si rimane con un palmo di naso.

L’ho trovato un romanzo un po’ noioso e un po’ frustrante: diciamo che Riggs non mi è sembrato proprio un maestro nel descrivere le scene d’azione, che vengono riportate con lo stesso pathos che potrebbe esserci in un gruppo di anziani che spettegolano prendendo il tè. Insomma, niente di memorabile…

2 stars smaller

 

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