Buon Ceppino, prodi seguaci!🔥

Siete ancora in possesso delle vostre facoltà mentali dopo l’abbuffata di Natale e le uscite imbarazzanti dei parenti?

Spero di sì, perché oggi vi parlo del libro che ho scelto di leggere per completare la 2017 Read Harder Challenge: siccome per la task 9 dovevo rileggere un libro ho deciso di rileggerne uno del cuore, così da premiarmi per la maratona di lettura che mi ha permesso di arrivare in fondo a una challenge, una volta tanto… Naturalmente, le recensioni slitteranno a gennaio, visto che ne ho ancora diverse da pubblicare… l’anno prossimo vediamo se riuscirò a essere più costante…💪

Insomma, il romanzo che ho deciso di rileggere è Il Silmarillion di J.R.R. Tolkien, giusto per finire l’anno in maniera epica e soddisfacente!

Il Silmarillion, iniziato nel 1917 e la cui elaborazione è stata proseguita da Tolkien fino alla morte, rappresenta il tronco da cui si sono diramate tutte le sue successive opere narrative. “Opera prima”, dunque (ma anche “ultima”, e di tono assai diverso, ben più elevato delle altre), essa costituisce il repertorio mitico di Tolkien, quello da cui è derivata la filiazione delle sue favole da Lo Hobbit a Il Signore degli Anelli, da Il cacciatore di Draghi ai racconti di Albero e Foglia. Si tratta di un’opera che, nella vasta produzione di Tolkien, occupa una posizione di primato, non soltanto temporale, ma anche e soprattutto tematica e formale. Vi si narrano gli eventi della Prima Età, alla quale di continuo si rifanno, come a un necessario antecedente e a una chiave interpretativa, i personaggi e le avventure de Il Signore degli Anelli. I tre Silmaril, nucleo simbolico della narrazione, la cui perdita e tentata riconquista costituiscono lo schema della vicenda, sono tre geme tenute in altissimo conto dagl Elfi, ma concupite anche da Melkor-Morgoth, primo Signore delle Tenebre, perché contengono la Luce dei Due Alberi di Valinor distrutti dall’Avversario. Vera e propria mitologia i cui modelli ideali vanno ricercati nella tradizione celtica alto medievale, Il Silmarillion, che comprende cinque racconti legati come i capitoli di un’unica “storia sacra”, narra la parabola di una caduta: dalla “musica degli inizi”, il momento cosmogonico, alla guerra, eroica quanto disperata, di Elfi e Uomini contro l’Avversario. L’ultimo dei racconti costituisce l’antecedente immediato del Signore degli Anelli, sorta di prefazione elaborata nei toni epici che caratterizzano tutto quel grande “pentateuco” che è Il Silmarillion. Il quale non è un romanzo né una favola, bensì un’opera unica nel suo genere, forse l’unico tentativo coerente, compiuto in tempi recenti, di costruire un vero e proprio edificio mitico imperniato sulla fondamentale antitesi tra brama di possesso e poteri creativi, tra amore per l bellezza suprema e volontà di dominio, insomma tra “essere” e “avere”: un’antitesi cantata nel linguaggio, sublime e semplice insieme, che è proprio dell’antico epos.
Mai pubblicato vivente l’autore per la sua qualità di work in progress, Il Silmarillion ha visto la luce grazie all’opera paziente del figlio dell’autore, Christopher, che ha compiuto un attento lavoro di ricerca e collazione sui manoscritti lasciati dal padre.

Ieri ho letto le prime pagine dell’Ainulindalë e… che meraviglia! Se amate il fantasy e non avete ancora letto Il Silmarillion, vi consiglio di farvi un bel regalo!😻

E accadde che Ilúvatar convocò tutti gli Ainur ed espose loro un possente tema, svelando cose più grandi e più magnifiche di quante ne avesse fino a quel momento rivelate; e la gloria dell’inizio e lo splendore della conclusione lasciarono stupiti gli Ainur, sì che si inchinarono davanti a Ilúvatar e stettero in silenzio.

Che ne pensate? Fatemi sapere nei commenti!

Buon proseguimento!💜💜💜

Annunci