Smartphone, iPad e piattaforme digitali come Twitter e Facebook hanno modificato radicalmente la produzione e il consumo dei contenuti: nelle nostre case e nei nostri cellulari si sta affacciando una nuova forma di cultura che avrà profondi effetti sulle abitudini di vita e sugli stessi meccanismi cerebrali. Bilton confronta lo sviluppo di internet con altri progressi tecnologici del passato come la ferrovia e la stampa, disegnando la prospettiva di quella che sarà la nostra cultura fra due o vent’anni e analizzando in particolare i cambiamenti in atto nelle giovani generazioni. Colloquiale e divertente, Io vivo nel futuro è impostato come un dialogo con il lettore, che attraverso divertenti aneddoti tratti da conversazioni quotidiane e da curiosi esperimenti personali (come una ricerca sull’evoluzione del porno…) ricostruisce lo storytelling proposto dalle nuove tecnologie. Un libro che rende il futuro prossimo non solo accettabile, ma auspicabile.
Uno sguardo provocatorio al futuro della narrazione. Un libro sulle virtù dei videogiochi, la scienza dei cocktail e i nuovi modelli di business del giornalismo. Un mondo in cui il mezzo è per lo più irrilevante, e il messaggio è tutto.


Sono rimasta un po’ delusa da questo libro, che credo sia la prima (e per ora unica) cantonata che ho preso nello scegliere i libri per la 2017 Read Harder Challenge. Non penso sia del tutto colpa di Nick Bilton, ma questo non-fiction è invecchiato un po’ male.

Dico questo perché è un libro del 2010: sembra quasi impossibile, visto che stiamo parlando di un passato così recente, ma molte delle tecnologie (e servizi conseguenti) che oggi usiamo quotidianamente erano appena state introdotte, o addirittura non erano ancora nate. Per dire, gli smartphone e i tablet si sono sviluppati nei primi anni 2000, Spotify è del 2008, Netflix (per come la conosciamo oggi) del 2011 e così via.

Giusto per ribadire il concetto dell’invecchiamento precoce, vi dirò anche che in teoria Io vivo nel futuro doveva essere corredato di un’app e di contenuti ulteriori sul sito dell’autore, dei quali non c’è più alcuna traccia…

Il fatto è che è un libro focalizzato suglia aspetti positivi delle nuove tecnologie – il che andrebbe bene se non fosse che oggi siamo immersi in alcuni lati negativi nel 2010 appena accennati, ma adesso decisamente importanti. È un peccato, perché poi in Io vivo nel futuro ci sono anche informazioni interessanti, soprattutto su come gli esseri umani hanno fronte a cambiamenti così imponenti.

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