«Proprio nella Firenze contemporanea e nel cerchio dell’attività commerciale e artigiana più caratteristica, quella tessile, il Boccaccio rinnova attualizzando, non senza dichiarazioni di poetica, uno dei temi più alti della narrativa cavalleresca, quello di ‘amore e morte’… Ma lo rinnova su registro diverso, approfondito emotivamente, nella insistente e scandita sequenza delle cinque novelle con le sette eroine appartenenti al ceto borghese e addirittura operaio… L’amore non nasce fra dorate suggestioni cortigiane e cavalleresche, o tra contemplazioni affascinanti e incantate: germoglia su dagli stessi gesti di lavoro artigiano o dagli incontri nei giochi fanciulleschi che cancellano qualsiasi distinzione di classe… Gli eroi si fanno uomini al livello dei lettori più umili e perciò possono parlare un linguaggio più immediato, più ricco di risonanze per l’uomo qualunque».
(Dal saggio introduttivo di Vittore Branca).


Dopo quattro mesi di ascolto (per un totale di circa quaranta ore), ho finito di ascoltare il podcast di Ad Alta Voce dedicato al Decameron di Giovanni Boccaccio. Devo dire di essermi molto divertita ad ascoltare le cento novelle lette da vari attori e attrici e di aver trovato molto interessanti le spiegazioni sul testo.

La mia paura maggiore – quella di non riuscire a seguire bene l’ascolto a causa dell’italiano del Trecento – non si è verificata. Anzi, vista la bravura di lettori e lettrici è altamente probabile che l’abbia capito con molta più facilità di quanto non mi sarebbe successo a leggermelo da sola.

Mi sono anche molto divertita a twittare le mie impressioni a mano a mano che ascoltavo le novelle e ne è venuto fuori un thread molto lungo, del quale vi lascio il primo tweet qua sotto.

Ora, cosa dire di un mostro sacro come il Decameron? Ci sono due riflessioni che vorrei fare a fine ascolto.

La prima riguarda il vento di morale laica e modernità che inizia a soffiare dalle pagine del Decameron: magari nel Trecento (e per molto tempo a venire) erano concetti percepiti come minacciosi e scandalosi, mentre oggi sono il nostro pane quotidiano. Rimango sempre ammirata dalla capacità della letteratura di mettere nero su bianco il futuro, con le speranze e i pericoli che queste porta con sé.

L’altra riflessione che mi sento di fare è molto femminista. Il Decameron si apre con la dedica alle donne, per terminare con la novella più misogina dell’intera opera: perché? L’idea che mi sono fatta – non so quanto criticamente corretta – è che lo sconvolgimento portato dalla peste si sia esteso anche ai rapporti tra i generi maschile e femminile, che quindi gode di una maggiore libertà; tuttavia, passata la malattia, l’ordine costituito deve ritornare, così si torna a schiacciare le donne sotto il giogo della misoginia più brutale.

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