Buon lunedì, prodi seguaci!💜

Spero che questa settimana per voi sia iniziata con meno sonno rispetto alla mia perché rischio seriamente di crollare sulla tastiera: quindi se a un certo punto vedrete lettere a caso, saprete perché!😂).

Comunque, oggi vi lascio una citazione da Infedele di Ayaan Hirsi Ali, perché, sebbene alcune sue conclusioni mi lascino perplessa, ha messo in moto le rotelline della mia mente, che è un fatto che apprezzo sempre.

È sempre difficile accogliere la modernità. Fu difficile per mia nonna e per tutti i miei parenti del miyé. Fu difficile anche per me: mi sono trasferita dal mondo della fede al mondo della ragione, dal mondo dell’infibulazione e dei matrimoni combinati a quello dell’emancipazione sessuale. Dopo aver fatto questo viaggio, posso dire che uno di questi mondi è senz’altro migliore dell’altro, non certo per i suoi vistosi artifici, ma in profondità, in virtù dei suoi valori.

Il messaggio di questo libro, sempre che ne abbia uno, è che noi, in Occidente, sbagliamo a prolungare oltre il necessario il trauma di tale transizione, elevando culture impregnate di bigottismo e odio per le donne alla statura di stili di vita alternativi e degni di un rispetto incondizionato.

C’è chi mi accusa di aver interiorizzato un sentimento di inferiorità razziale, che mi spingerebbe ad attaccare la stessa cultura per l’odio che nutro nei miei confronti, perché vorrei essere bianca. Una tesi irritante. Rispondete a queste domande: la libertà è soltanto per i bianchi? È integrità rispettare le tradizioni dei propri antenati e mutilare le proprie figlie? Accettare di essere umiliata e sottomessa? Osservare passivamente i propri connazionali che commettono abusi sulla donne e massacrano il prossimo durante liti insensate? Quando, arrivando in una nuova cultura, ho visto per la prima volta che i rapporti umani potevano essere differenti, sarebbe stato coerente considerare tutto ciò come un culto straniero, vietato ai musulmani?

In Europa si vive meglio che nel mondo islamico perché, libere da prospettive ultraterrene, le persone attribuiscono valore all’esistenza concreta e i loro diritti di esseri umani sono tutelati e riconosciuti dallo Stato. La negazione di tali diritti, come accettare la sottomissione e la violenza perché Allah vuole così… questo, per me, significa odiare se stessi.

“Sono cresciuta tra la Somalia, l’Arabia Saudita, l’Etiopia e il Kenya. Sono arrivata in Europa nel 1992, a ventidue anni, e vi ho trovato una nuova casa.Ho girato un film con Theo Van Gogh che per questo è stato ucciso a sangue freddo da un estremista islamico, e da allora vivo tra guardie del corpo e automobili blindate. Poi un tribunale olandese ha ordinato che lasciassi lamia casa: il giudice ha dato ragione ai miei vicini nel ritenere pericolosa lamia presenza nel quartiere. Per questo me ne sono andata.” Con queste parole Ayaan Hirsi Ali apre uno squarcio nel racconto drammatico della propria vita,dall’infanzia, trascorsa con la nonna matriarca, custode tirannica delle leggi del clan e dell’islam, alla tortura della mutilazione genitale, dall’esilio cui fu costretta dall’opposizione del padre alla dittatura di Siad Barre, al rifiuto di un matrimonio imposto con la forza. Fino alla fuga dall’islam, all’approdo in Olanda e infine negli Stati Uniti.

Annunci