Buon martedì, prodi seguaci! ^^

Continua la mia corsa per cercare di finire la 2017 Read Harder Challenge entro la fine dell’anno. Al momento, mi sto cimentando in La ragazza dai sette nomi: La mia fuga dalla Corea del Nord di Hyeonseo Lee e David John per la task 5, Leggi un libro scritto da un immigrato o con una narrazione incentrata sull’immigrazione. Per non farmi mancare niente ho scelto un libro che rispetta entrambi i requisiti!😎

Ero partita con l’idea di leggere un libro che parlasse di immigrazione in Italia e in Europa, ma pare che tutti questi libri siano attualmente in prestito, quindi ho ripiegato sulla Corea del Nord… la qual cosa non mi dispiace, perché La ragazza dai sette nomi sembra già un libro molto interessante, anche se ho letto giusto le prime pagine… per esempio, non sapevo che in Corea del Nord ci fosse un assurdo sistema di caste…

Come tutti i bambini cresciuti nella Corea del Nord anche Hyeonseo Lee pensa che il suo paese sia «il migliore del mondo». È una «brava comunista», studia le gesta leggendarie del Caro Leader Kim Il-sung, partecipa alle coreografie di massa organizzate dal Partito e crede che la Corea del Sud, l’acerrimo nemico, sia un paese poverissimo, pieno di senzatetto, dove la gente muore per le strade e gli odiati yankee si divertono a prendere a calci bambini e disabili. Per lei, proveniente da una famiglia della classe media «leale» nei confronti del regime, le cose cambiano all’improvviso quando, nel 1994, la Corea del Nord viene sconvolta da una terribile carestia. È allora, nel vedere molti suoi connazionali morire di fame o sopravvivere a stento cibandosi di erba, insetti e corteccia d’albero, che Hyeonseo, appena diciassettenne, comincia a interrogarsi sulla reale natura del proprio paese e a dubitare delle verità confezionate dalla propaganda. Ed è allora che si accorge che al di là del confine, in Cina, poco lontano dalla sua casa di Hyesan, le luci non si spengono mai. E che forse, dall’altra parte del fiume ghiacciato, un’altra vita è possibile. Comincia così la storia di una rocambolesca fuga da una dittatura spietata e corrotta, una fuga che la porterà dapprima a vivere da illegale nella Cina del tumultuoso sviluppo economico, e in seguito a Seul, la capitale del Sud, dove riuscirà a condurre anche la sua famiglia dopo un avventuroso viaggio di oltre duemila chilometri attraverso il Sud­est asiatico. Una fuga vissuta quasi interamente in clandestinità e fatta di lavori precari, di interrogatori da parte delle autorità, di mediatori senza scrupoli pronti a vendere a caro prezzo il sogno di transfughi disperati, di celle sovraffollate, di notti solitarie trascorse nel ricordo di un’infanzia in fondo felice e nella speranza di un futuro ancora tutto da scrivere. La ragazza dai sette nomi, però, non è soltanto la storia di una «diserzione» o una preziosa testimonianza su uno dei regimi più oscuri, oppressivi e sprezzanti dei diritti umani, o, ancora, il resoconto di una lotta per la sopravvivenza e per un destino migliore, che accomuna coloro che fuggono dalla povertà, dalle guerre e dalle dittature sanguinarie. Quello di Hyeonseo Lee è soprattutto il racconto della ricerca di un’identità. Un’identità a lungo celata dietro documenti fittizi, diversa a seconda dei luoghi e delle circostanze, negata per la paura di essere scoperta e rimpatriata. Un’identità che forse resterà solo un sogno, sino a quando non esisterà una Corea finalmente unita.

Che ne pensate, vi ispira? O l’avete già letto? Ho visto che su Goodreads ha un rating molto alto, quindi mi aspetto proprio un bel libro… Se, invece, voi non siete incuriosit* abbastanza, vi lascio il video del discorso che Hyeonseo Lee ha tenuto per TED Talk (sottotitolato in italiano)…