Buon venerdì, prodi seguaci! ^^

Continuano i miei strenui tentativi (probabilmente vani) di finire la 2017 Read Harder Challenge prima della fine dell’anno: questa volta mi cimenterò nella task 3, leggi un libri sui libri.

La scelta è ricaduta su Di cosa parliamo quando parliamo di libri di Tim Parks. Giornalista (per The New York Review of Books, Guardian e New Yorker), scrittore (sia di romanzi sia di saggi, come in questo caso) e traduttore (ha recato in inglese autori come Alberto Moravia, Italo Calvino, Antonio Tabucchi e Roberto Calasso), Parks di sicuro conosce bene la materia: infatti, questo suo saggio (o meglio, raccolta di brevi saggi) lo si trova spesso citato (per esempio, quando si parla dei meccanismi che portano all’assegnazione del Nobel per la letteratura).

Sono molto curiosa quindi di affrontare Di cosa parliamo quando parliamo di libri, anche perché pare che Parks ne abbia anche per chi scrive – come me – recensioni sui blog…

Perché tante persone amano la carta e disprezzano gli e-book? Come mai i cosiddetti “lettori forti” affollano i festival, dove in meno di un’ora gli scrittori sono costretti a riassumere il loro libro? E perché gli scrittori sembrano così entusiasti all’idea di prestarsi a questa banalizzazione pubblica? Esiste la possibilità di dare un giudizio critico obiettivo, a prescindere da chi siamo e da dove veniamo? Il copyright è davvero un diritto intoccabile? E la traduzione è un processo neutro o una rielaborazione che stravolge sempre l’originale? In fin dei conti, poi: qual è il vero motivo per cui scriviamo libri? Per quale motivo li leggiamo? Porsi domande, sollevare obiezioni, è il modo in cui Tim Parks scardina le più quiete sicurezze del mondo letterario. Quelle sicurezze che condividiamo un po’ tutti, che ci fanno sentire parte di una comunità nobile e salda: la comunità di chi ama leggere, scrivere, parlare di letteratura. Proprio a noi amanti dei libri si rivolge Parks: ironico, provocatorio e controcorrente, affronta i problemi ponendosi spesso in una posizione assolutamente inaspettata, ripartendo dalle basi, da quelle domande che paiono innocue, e che invece non lo sono affatto. Così, seguendo i brevi e densi capitoli di questo saggio, inizieremo a chiederci perché continuiamo a dare tanta importanza alle scelte degli anziani giurati del Nobel, o per quale motivo dobbiamo tutti quanti parlare degli stessi libri, affannandoci a leggere Jonathan Franzen, Haruki Murakami o qualsiasi altro imprescindibile autore del momento. In questo mondo sempre più interconnesso, anche la letteratura si ostina a pensarsi solo secondo una vocazione superficialmente internazionale: più che alla realtà locale o nazionale si mira all’esportabilità, alla traducibilità, in una rincorsa all’universale che rischia di produrre opere omogeneizzate, progressiste e rassicuranti, buone soltanto come argomento di conversazione. Forse, allora, chiedersi Di che cosa parliamo quando parliamo di libri è il primo passo per uscire da questa palude.

Che ve ne pare? Lo conoscevate o l’avete già letto? Fatemi sapere cosa ne pensate nei commenti! ^^

Buon fine settimana!💜💜💜

Annunci