Ormai la Terra è stata demolita dai Vogons per fare posto a una nuova circonvallazione iperspaziale: l’abbiamo letto nei primi quattro capitoli della saga iniziata con la “Guida galattica per gli autostoppisti”, unica “trilogia in cinque parti” della storia della letteratura. Ma le geniali e pazzesche avventure del terrestre Arthur Dent e del suo amico alieno Ford Prefect non sono ancora finite. L’irriverente demenziale umorismo di Douglas Adams non si ferma, ed ecco allora il quinto capitolo degli esuli delle galassie: un nuovo romanzo sulle tracce di un’antica patria scomparsa, il terzo pianeta del sistema solare, di cui la mitica Guida galattica riporta solo due parole: “Praticamente innocuo”.
Con aggiunta di “Sicuro, sicurissimo, perfettamente sicuro”.


Si può definire malinconico e nostalgico un romanzo che ti ha fatto ridere a crepapelle? Non saprei, ma Praticamente innocuo mi ha dato proprio questa impressione, un po’ per le avventure dei protagonisti e un po’ perché questo è l’ultimo libro della serie scritto interamente da Douglas, visto che, a causa della prematura morte dell’autore, del sesto si è occupato Eoin Colfer.

Certo, Ford Prefect ci garantisce ancora grasse risate: la scena di lui che si introduce nella redazione della Guida e modifica un robot affinché sia sempre felice è superba. Tuttavia, anche Prefect non può fare a meno di rivangare i vecchi tempi felici nei quali nella redazione di davano allegri calci a una palla nei corridoi e si indossavano tenute da spiaggia sconvenientemente colorate.

Abbiamo anche a che fare con Tricia, una Trillian in una dimensione dove ha perso l’occasione di partire con Zaphod e adesso di strugge per qualcosa che nemmeno lei sa bene cosa sia. Pure Arthur Dent non se la passa benissimo, intristito dalla perdita del pianeta sul quale era nato e da quella della sua amata.

Il finale mi ha lasciato una gran voglia di leggere anche E un’altra cosa… perché, dai, non può finire in maniera così malinconica dopo tutte le avventure passate…

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