Buon lunedì, prodi seguaci!

Dopo tutto quello che è successo, direi che potrà farci bene iniziare la settimana con questa citazione da Diario Assolutamente Sincero di un Indiano Part-Time di Sherman Alexie

Ora, dovete sapere che un tempo gli indiani erano gente aperta a ogni tipo di diversità. Anzi, proprio i tipi più strani spesso venivano venerati dalla tribù. Poteva capitare che gli epilettici per esempio diventassero sciamani, perché la gente pensava che Dio concedesse il “dono” delle crisi solo ai suoi prediletti.

Anche i gay erano circondati da un’aura mistica.

Voglio dire, come in un sacco di altre culture, l’uomo era il guerriero e la donna si occupava del focolare domestico. Ma per noi indiani i gay, visto che avevano sia la parte maschile che quella femminile, erano guerrieri e angeli del focolare insieme.

Cioè, potevano fare qualsiasi cosa. meglio dei coltellini svizzeri.

Per mia nonna la discriminazione sessuale e l’omofobia non hanno mai avuto un briciolo di senso, soprattutto tra gli indiani.

«Accidenti» diceva sempre, «chi se ne frega se un uomo vuol sposare un altro uomo? L’importante è che uno dei due si prenda la briga di raccattare i calzini sporchi».

Naturalmente, da quando sono arrivati i bianchi con il loro cristianesimo e il loro terrore della diversità, l’antica tolleranza degli indiani pian piano è andata a farsi benedire. E quindi anche noi possiamo essere intolleranti, supponenti e odiosi proprio come i bianchi.

Arnold Spirit Jr, della tribù degli Spokane, è nato con l’acqua nel cervello, un eccesso di fluido cerebrospinale che gli ha lasciato tutta una serie di problemi fisici: mal di testa, convulsioni, un occhio miope e uno ipermetrope che non vanno per niente d’accordo, un corpo sproporzionato e quarantadue denti, dieci più del normale. Come se non bastasse, ha due fastidiosi difetti di pronuncia, che insieme all’amore per lo studio lo rendono diverso dagli altri ragazzi, facile bersaglio dei bulli della riserva. La sua vita potrebbe sembrare assurda e ridicola, ma Arnold decide di raccontarla lo stesso, con sentimento e ironia, parole e disegni. Perché nonostante l’ostilità e l’indifferenza di chi lo circonda, lui non è un perdente, ma un guerriero, che abbandona la scuola della riserva per studiare in mezzo ai bianchi, nella vicina Reardan, sfidando i pregiudizi di tutti. E combatte senza cedere mai, a scuola e sul campo da basket, sostenuto dall’amore incrollabile della sua famiglia. Per non appartenere più a una sola tribù ma al mondo intero.

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