Il celebre saggista statunitense ci propone un’insolita analisi della figura di Madre Teresa di Calcutta, rafforzata dalle testimonianze affidabili e ben documentate di alcune ex infermiere della missionaria di origine albanese, nonché di un autorevole medico. Hitchens sottopone all’attenzione del lettore gli aspetti più contraddittori dell’attività della religiosa e mette in discussione, in maniera coraggiosa e politicamente scorretta, l’etica della sofferenza che ne è alla base.


Essendo atea agnostica e frequentando discussioni dove la Chiesa cattolica ha pochi fan, conoscevo di fama il contenuto di questo breve saggio del 1995 e alla fine mi è sembrato giusto leggere l’originale e non solo articoli che lo citavano come fonte. Penso comunque non ci sia bisogno di riassumerne il contenuto, visto che ormai è largamente conosciuto (altrimenti potete farvi un giretto su Wikipedia e poi tornare qui).

L’aspetto che mi ha colpito di più e che per motivi biografici non ho vissuto in prima persona visto che Madre Teresa è morta quando ero ancora bambina è stato l’atteggiamento completamente acritico con il quale tutti sembravano approcciarsi alla donna. Hitchens stesso racconta di essere quasi “caduto vittima” del fascino di Madre Teresa (che, diciamocelo, in Occidente chiamiamo tutti così perché non abbiamo idea di come pronunciare il suo vero nome, Anjezë Gonxhe Bojaxhiu).

Infatti, nonostante le sue posizioni dogmatiche e la mole di soldi che convergeva nell’ordine da lei fondato, pare che quasi nessuno si facesse troppe domande e sarebbe molto interessante capirne il motivo. Faceva sentire e/o apparire più buone le persone? Esorcizzava il senso di colpa dei ricchi? Sembrava una così cara vecchina che era ritenuta incapace di sbagliare? Un mix di tutto questo e chissà cos’altro?

La posizione della missionaria è un libriccino molto interessante, peccato sia un po’ troppo corto e un po’ poco organizzato: non so se perché sia stato pensato come integrazione al documentario Hell’s Angel, al quale Hitchens aveva dato il suo contributo e che era uscito nel 1994, oppure perché l’autore, a dispetto delle sue doti dialettiche, si sia lasciato trascinare dall’astio per Madre Teresa (o forse da quello per chi le aveva assegnato il Nobel per la pace?).

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