“Se davvero volete sognare, svegliatevi…”
Un eroe, Malaussène, che come lavoro fa il “capro espiatorio”. Una famiglia disneyana, senza mamme e babbi, con fratellini geniali, sorelle sensitive, una “zia” maschio protettrice di vecchietti, ladri e travestiti brasiliani, una “zia” femmina supersexy, ritratto irresistibile del giornalismo alla “Actuel”, una misteriosa guardia notturna serba, un cane epilettico. Questa esilarante banda di personaggi indaga su una serie di oscuri attentati, sull’orrore nascosto nel Tempio del benessere, un Grande Magazzino dove scoppiano bombe tra i giocattoli e un Babbo Natale assassino aspetta la prossima vittima. Un’altalena tra divertimento e suspence, tra una Parigi da Misteri di Sue e una Parigi post-moderna dove proliferano i piccoli e grandi “orchi” che qualcuno crede estinti. Degli orchi si può ridere o si può tremare. Uno scrittore d’invenzione, un talento fuori delle scuole come Pennac, non ha certo paura di affrontarli con l’arma che lui stesso così definisce nel libro: “l’umorismo, irriducibile espressione dell’etica”. Stefano Benni


Si sa, è estate e l’estate richiama misteri da risolvere: complice il catalogo di MLOL, ho deciso di scaricarmi e leggermi Il paradiso degli orchi, primo romanzo della saga dedicata a Malaussène. So che Pennac conta molti estimatori (evidente anche dal buon rating che questo romanzo ha su Goodreads), ma forse io non sono tra di loro.

Dalle mie lettura da bambina avevo un ottimo ricordo di questo scrittore grazie a L’occhio del lupo, quindi, sebbene non mi aspettasi niente di alto, speravo almeno di divertirmi un po’. Invece, sono uscita da questa lettura molto frastornata e il mio senso critico si sta ancora chiedendo se le alte temperature l’hanno distratto tanto da non aver capito un tubo de Il paradiso degli orchi, oppure se si è trovato davanti a duecento pagine di letteratura-che-avrebbe-tanto-voluto-volare-alto.

Pensa che ti ripensa, sono propensa a dare un giudizio di mezzo. La storia non è male e desta la curiosità del lettore: ci sono questi strani attentati nel Centro Commerciali, lo strambo signor Malaussène con un lavoro ancora più strambo e personaggi di contorno che sono un super concentrato di stramberia.

Tutta questa eccentricità avrebbe voluto trovare un corrispettivo nella forma, che però è fatta di sapori disarmonici e finisce per dare alla storia l’aspetto di una roba scritta alla cazzo di cane e di simil-sperimentazione, che vorrebbe tanto essere intellettuale, ma sembra tanto inconsistente.

In effetti, mi è rimasto molto poco de Il paradiso degli orchi: sto già iniziando a dimenticarlo. Quindi non so se proseguirò la saga – ma mi sa che mi tocca, perché tempo fa mi sono stati regalati il volume due e quattro (aaah, la gioia di quando i non-lettori ti regalano i libri di mezzo delle saghe non ha prezzo e per tutto il resto c’è Mastercard, con la quale spesso ti tocca sopperire alla loro disattenzione).

2 stars smaller

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