Buon lunedì, prodi seguaci!

Il caldo è tornato a minacciare il nostro benessere psico-fisico e a me è venuta voglia di cambiare le immagini che contraddistinguono ogni rubrica: spero vi piacciano (a mano, a mano che escono nuovi post le vedrete tutte).

Comunque, questa settimana sto leggendo Exit West di Mohsin Hamid per LiberTiAmo: per il momento mi sta piacendo e, siccome ho in lista anche Il fondamentalista riluttante dello stesso autore, qualcun@ sa dirmi com’è?

La settimana dopo, sembrava che il massiccio spiegamento di forze da parte del governo avesse avuto successo. In città non ci furono altri grossi attentati. Girava addirittura voce che il coprifuoco sarebbe stato tolto.
Ma un giorno il segnale di tutti i cellulari della città scomparve di botto, come se qualcuno avesse schiacciato un interruttore. La televisione e la radio diffusero un comunicato con la decisione del governo, una misura antiterrorismo provvisoria, dissero, ma non specificarono con quale scadenza. Anche la connessione a internet fu interrotta.
A casa Nadia non aveva una linea fissa. E quella di Saeed non funzionava da mesi. Privati della finestra sull’altro e sul mondo fornita dal telefono, e confinati nei rispettivi appartamenti dal coprifuoco notturno, Nadia e Saeed, e innumerevoli altre persone, si sentivano isolati e soli e molto più impauriti.

Nadia e Saeed vogliono tenere in vita il loro amore giovane e fragile mentre la guerra civile divora strade, case, persone. Si narra, però, che esistano porte misteriose che conducono dall’altra parte del mondo, verso una nuova speranza… Mohsin Hamid ha scritto un romanzo tenero e spietato, capace di dare un senso a questi tempi di disorientamento e follia con la potenza visionaria della grande letteratura. Exit West è un libro venuto dal futuro per dirci che nessuna porta può più essere chiusa.
«In una città traboccante di rifugiati ma ancora perlopiù in pace, o almeno non del tutto in guerra, un giovane uomo incontrò una giovane donna in un’aula scolastica e non le parlò». Saeed è timido e un po’ goffo con le ragazze: così, per quanto sia attratto dalla sensuale e indipendente Nadia, ci metterà qualche giorno per trovare il coraggio di rivolgerle la parola. Ma la guerra che sta distruggendo la loro città, strada dopo strada, vita dopo vita, accelera il loro cauto avvicinarsi e, all’infiammarsi degli scontri, Nadia e Saeed si scopriranno innamorati. Quando tra posti di blocco, rastrellamenti, lanci di mortai, sparatorie, la morte appare l’unico orizzonte possibile, inizia a girare una strana voce: esistono delle porte misteriose che se attraversate, pagando e a rischio della vita, trasportano istantaneamente da un’altra parte. Inizia così il viaggio di Nadia e Saeed, il loro tentativo di sopravvivere in un mondo che li vuole morti, di restare umani in un tempo che li vuole ridurre a problema da risolvere, di restare uniti quando ogni cosa viene strappata via. Con la stessa naturalezza dello zoom di una mappa computerizzata, Mohsin Hamid sa farci vedere il quadro globale dei cambiamenti planetari che stiamo vivendo e allo stesso tempo stringere sul dettaglio sfuggente e delicato delle vite degli uomini per raccontare la fragile tenerezza di un amore giovane. In un certo senso Hamid ha ripetuto per l’oggi quello che i classici dell’Ottocento, ad esempio Guerra e pace, hanno sempre fatto: raccontare l’universale della Storia attraverso il particolare dei destini individuali, riportare ciò che è frammentario, l’esperienza del singolo, alla compiuta totalità dell’umano. Hamid ha scritto un romanzo di attualità sconvolgente, capace di dare un senso a questi tempi di disorientamento e follia con la potenza visionaria della grande letteratura. Con Exit West, Mohsin Hamid ha scritto il suo capolavoro.

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