“Il vento ululava. I lampi pugnalavano la terra a casaccio come inefficienti assassini. Il tuono rombava e rimbombava. Al centro di questa tempesta di elementi c’era un fuoco che ardeva, tra i cespugli di ginestra gocciolanti, come la follia nell’occhio di una donnola. Esso illuminava tre figure accovacciate. Mentre il calderone ribolliva, una voce anziana gracchiò: ‘Quando c’incontreremo di nuovo noi tre?'”. Terry Pratchett racconta una storia che si svolge tra streghe, molti re, pugnali, corone, tempeste, nani, gatti, buffoni, boia, troll, festeggiamenti.


Sorellanza stregonesca è un magnifico e divertente romanzo incentrato sul potere delle parole e sulla loro capacità di plasmare la storia, oltre a essere anche una brillante parodia di parecchie opere shakespeariane (Macbeth in testa) e della vita stessa del Bardo, in perfetto stile Pratchett.

Adoro il modo in cui quest’uomo riesce a parlare di temi importanti in maniera intelligente, facendo al contempo morire dal ridere i suoi lettori. Se amate lo humor inglese, non potete davvero perdervi questo gigante della letteratura: è difficile trovare autori in grado di prendere per i fondelli tutto e tutti con un tale livello di maestria e finezza.

Pratchett sa come gestire le parole e quanto queste possano essere infide quando sono usate impropriamente perché, come dice Nonnina Weatherwax, soltanto perché le cose sono ovvie non significa che siano anche vere (la scienza – ma anche una buona parte della conoscenza in generale – è controintuitiva, si sa). Quindi bisogna stare attenti con le parole: possono operare magie che nemmeno le addette ai lavori (tre celeberrime streghe come Nonna Ogg, Nonnina Weatherwax e Magrat) possono comprendere e prevedere appieno.

Le parole possono rimaneggiare il passato, sconvolgere il presente e cambiare il futuro: possono smuovere persone e cambiare destini, scaldare popoli e sollevare regni, confondere streghe più o meno benintenzionate e rifiutarsi di collaborare quando devi scrivere qualcosa di tuo pugno. Sono proprio delle gran stronze, alle volte…

Le parole sono potenti e ce ne dimentichiamo troppo spesso: anzi, negli ultimi tempi la nostra “amnesia” ha portato a questa sbornia da post-verità che tanto del male sta facendo e che ci vorrà parecchio a smaltire – a patto di iniziare presto a smettere di bere…

Le parole erano davvero prive di sostanza. Erano delicate come l’acqua, ma erano anche potenti come l’acqua e adesso stavano scorrendo sopra il pubblico, corrodendo gli argini della veridicità e portandosi via il passato.

5 stars smaller

PS: Ridendo e scherzando, sono arrivata alla mia cinquecentesima recensione.

Cinque, zero, zero.

È vero, la qualità è preferibile alla quantità e molte mie recensioni non sono granché, ma… provate a dirlo al mio ego in questo momento! 😀

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