Professional cellist Natalya Tsvetnenko moves seamlessly among the elite where she fills the souls of symphony patrons with beauty even as she takes the lives of the corrupt of Australia’s ruthless underworld. The cold, exacting assassin is hired to kill a woman who seems so innocent that Natalya can’t understand why anyone would want her dead. As she gets to know her target, she can’t work out why she even cares.


Avete presente le mie geremiadi sui romance tutti uguali, con personaggi stereotipati e situazioni assurde? Ebbene pensavo di esserci cascata un’altra volta – e già avevo la lamentela pronta per il tweet di The Lesbian Review che mi aveva fatto notare Requiem for immortals – quando Lee Winter mi ha letteralmente preso a calci in culo.

A mia discolpa dirò che all’inizio c’è una scena assurda che mi ha fatto davvero pensare di star leggendo una stupidata. Insomma, un’assassina professionista super-qualificata ha appena ammazzato un tizio, va in un vicoletto oscuro a recuperare la sua moto per darsela a gambe, viene attaccata da una collega e che fa? Ci amoreggia. Ci amoreggia? Sul serio!?

Voi capite come mi fosse già partito l’acido: mi era quasi venuta voglia di mandarlo a spendere. Invece, ho tenuto duro, e meno male! Requiem for immortals è proprio un bel romanzo (non so cosa gli sia preso a Winter per farlo iniziare così, ma va be’), che a metà mi ha riservato un’altra sorpresa (della quale non vi parlo, altrimenti che sorpresa sarebbe?).

Quello che rende questo romanzo così particolare è Requiem, la protagonista (tranquill*, è un nome “d’arte”, non sia chiama davvero così): come ho già detto, è un’assassina di professione, la migliore del suo campo, e, come copertura e lavoro “ufficiale”, è una violoncellista. C’è quindi molta (bella) musica in questo romanzo e un’atmosfera di oscura grandezza segue Requiem dovunque vada.

Questo perché essa stessa si considera una sorta di Mietitrice onnipotente, che quasi non si ritiene parte della specie umana: quest’aura di tracotante superiorità, però, non la rende antipatica perché il suo comportamento è da contestualizzare in una vita molto particolare che, per sopravvivere, l’ha portata ad avere un certo atteggiamento.

Tutto ciò si ripercuote sulla storia d’amore che nasce nel corso di uno dei suoi incarichi: Requiem, infatti, non si converte a cuori e fiori solo perché ha visto un bel faccino, ma rimane una donna dura e con l’empatia sotto la suola delle scarpe, incapace di ammettere che un’altra persona è riuscita a toccarla in quelle profondità dove pensava ci fosse solo buio. E questo è meraviglioso: ho davvero adorato questo personaggio… benedetti i tweet di The Lesbian Review!

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