Buon lunedì, prodi seguaci!

Mentre nel mondo si cerca di nuovo di reagire alla vigliaccheria dei terroristi, mi pare giusto iniziare la settimana con una citazione da Viaggio intorno alla mia camera di Xavier de Maistre che celebra uno dei piccoli piaceri della vita.

Ho detto che amo meditare al dolce calduccio del letto e che il suo gradevole colore contribuisce molto al piacere che ne provo.

Per procurarmi questo piacere, il domestico ha ricevuto l’ordine di entrare nella mia camera una mezz’ora prima di quella stabilita per la levata.

Lo sento camminare in punta di piedi e trafficare con discrezione nella mia camera, e questo rumore mi dà la consolazione di sentirmi sonnecchiare: una consolazione delicata e sconosciuta a molta gente.

Si è abbastanza svegli per accorgersi che non lo si è completamente e per calcolare confusamente che l’ora degli affari e delle noie giace ancora nella clessidra del tempo. Senza avvedersene, il mio domestico diventa più rumoroso; è così difficile contenersi! D’altronde egli sa che l’ora fatale si avvicina. Guarda il mio orologio e fa suonare i pendoli per avvertirmi; ma io faccio il sordo, e per prolungare ancora quell’ora deliziosa rivolgo un mucchio di domande al povero diavolo. Ho in servo cento ordini preliminari, per guadagnar tempo; egli sa benissimo che questi ordini che gli do con molto malumore non sono che pretesti per restare a letto senza mostrar di desiderarlo. Lui finge di non accorgersene, ed io gliene sono veramente riconoscente.


Giovane ufficiale di stanza ad Alessandria, fratello minore del celebre Joseph, Xavier de Maistre venne arrestato nel 1790 per aver partecipato a un duello. Nei quarantadue giorni di forzata inattività e di noia che ne seguirono compose senza alcuna velleità letteraria questa breve opera che, pubblicata cinque anni dopo, venne immediatamente salutata come un piccolo capolavoro. “Viaggio intorno alla mia camera” è uno straordinario percorso attraverso i dissidi e le riappacificazioni dell’anima che, come fa notare Sainte-Beuve, «ispirano all’amabile “umorista” una quantità di riflessioni filosofiche tanto fini e tante profonde che la poltrona psicologica, con tutto l’apparato dei suoi metodi, non ne ha mai potute ispirare di simili agli analisti di professione». L’autore passa, con tono garbato e leggero, da un registro brillante a una più moderata malinconia senza mai lasciarsi travolgere da tumultuose emozioni estreme; gli è sufficiente a volte una sola parola «per rivelare tutta un’indagine psicologica, un tocco lieve di pennello per creare un personaggio, […] una frase scherzosa per nascondere tutto un dramma umano». Più che narrare, quindi, sembra discorrere tra sé con semplicità e ironia, arte raffinata che possiede la cifra di un’originalità singolare e ci accompagna lungo le pagine di quest’opera deliziosa.

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